giovedì 16 aprile 2026

Ricostruire una città con i cittadini

 

Una città non si misura dalla sua lunghezza e larghezza, ma dall'ampiezza della sua visione e dall'altezza dei suoi sogni ( Herb Caen)

Riprogettare una città, ridisegnarla, ridefinirne le priorità, la riconquista degli spazi, dei diritti. Ricostruire una comunità. Ricreare la rete, il tessuto delle relazioni che sostiene l’esistenza delle persone e costituisce l’anima della città stessa. È un lavoro duro, che parte da un desiderio e da un sogno, per arrivare a una visione in cui niente è avulso dal contesto: tutti gli elementi convergono in un solo obiettivo, salvare la città, ripopolarla.

Tutta la città che vogliamo” è il nome della coalizione civica formata da tre elementi: “Tutta la città insieme”, “La città che vogliamo”, “Venezia, pace e lavoro”. Tre elementi che rappresentano le tre anime: la Democrazia, che si declina in equità sociale e in partecipazione; l’Ambiente, per svolgere la missione di custodire terra, laguna e i suoi abitanti umani e animali; il Lavoro, necessario alle persone e alla città, e che deve riguardare tutte le necessità della vita di quest’ultima. Sostanziale è il passaggio dal sogno alla sua realizzazione. La città è in grave agonia, e non serviranno cure leggere e medici indecisi, o addirittura pietosi. Serve una cura forte, rimedi precisi e ben studiati.

La definizione di obiettivi e metodi che riporteranno vita, lavoro, tutela dei diritti di tutti come priorità rispetto alla libertà di pochi di continuare a distruggere. Questa volontà deve essere chiara e precisa, pena la morte del paziente, lenta e dolorosa.

I programmi devono essere precisi, riguardare e rivitalizzare ogni diritto calpestato, ogni settore morente del tessuto socioeconomico che una volta era la città, ogni insulto al benessere dell’uomo, della natura e degli animali.

Questo si può realizzare passando dentro le maglie delle leggi, facendo il possibile per ottimizzare le risorse ai soli fini di tutela dei cittadini e della città.

Un Piano per restituire le case ai cittadini: non servono forse le case per abitarle, per dare un riparo? Perché qualcuno vuole convincerci che speculare sugli alloggi tanto da cacciare gli abitanti dalla città e sfrattarle l’anima sia legittimo.

Restituire tutto ciò che serve alla città, e per ridare dignità al lavoro: industria sostenibile, piccoli negozi che distribuiscano merci e relazioni, artigiani che tramandino i saperi, vera cultura che non sia business ma che arricchisca chi ne fruisce, servizi pubblici che rispondano ai diritti delle persone a spostarsi, a curarsi, a studiare. Perché qualcuno vuole convincerci che lavorare come schiavi per pochi euro, tanto pochi da non riuscire neppure a sopravvivere dignitosamente per sostenere una monocultura turistica che porta vantaggi a pochi e sofferenza a molti, sia normale.

E, anzi, che quel poco che rimane delle politiche sociali e degli stessi diritti, acquisiti in oltre un secolo di lotte e di cui i padroni, sempre più forti e potenti, hanno fatto stracci, siano una gentile concessione.

È una strada dura e faticosa, ma è l’unica possibile, pena la morte di Venezia.



                                                                                                   Max







mercoledì 15 aprile 2026

Campagna elettorale "Tutta la città insieme" Musei Civici Venezia

 

Musei Civici: Il premio di risultato è una mancia. Serve l’internalizzazione del personale.


In merito al recente annuncio del premio di risultato di 600 euro destinato ai lavoratori dei servizi museali in appalto, il “Comitato Internalizzazione Servizi” di “Tutta la città insieme” ritiene doveroso fare chiarezza. Quella che viene spacciata come una concessione è, nei fatti, una manovra per distogliere l’attenzione dal cuore del problema: la precarietà strutturale del sistema degli appalti.

Questa è una “mancia” che non risolve il problema del dumping contrattuale.

Liquidare con 600 euro anni di sacrifici e di mancati riconoscimenti è estremamente fuorviante, oltre che offensivo. Mentre la Fondazione Musei Civici riversa milioni di euro nelle casse delle cooperative, ai lavoratori restano le briciole di un CCNL Multiservizi inadeguato.

E, alla promessa fatta da Fondazione Musei di applicare in futuro il CCNL Federculture, ci chiediamo quindi: perché allora continuare a foraggiare intermediari privati con fiumi di denaro pubblico? Perché regalare margini di profitto a imprese di cui la Fondazione potrebbe benissimo fare a meno?

Il risparmio derivante dall'eliminazione del ricarico delle cooperative permetterebbe non solo di dare stabilità occupazionale e dignità salariale ai lavoratori, ma anche di liberare risorse per l’attività culturale della Fondazione stessa.

L'internalizzazione non è un'utopia, è una scelta di efficienza economica e di giustizia sociale. Chiediamo che si passi dalle "mance" elettorali a un piano concreto di assunzione diretta. Il tempo dello sfruttamento deve finire: i lavoratori dei musei non vogliono premi “una tantum”, necessitano del riconoscimento del loro ruolo, dentro il perimetro pubblico, con l’applicazione del contratto Federculture  ma anche con l’assunzione diretta.

Il “Comitato Internalizzazione Servizi” di “Tutta la città insieme” continua e continuerà a portare avanti questa battaglia per la tutela della dignità del lavoro e per il miglioramento dei servizi pubblici della città di Venezia.


                                      


                                                                                                                                        Max