martedì 28 luglio 2026

PRESENTATA LA PETIZIONE PER IL REDENTORE

Rete Solidale per la Casa, Officina dei Diritti, Sportello Sociale e Consulta Civica Veneziana annunciano il lancio ufficiale di una petizione popolare indirizzata al Consiglio Comunale. L’iniziativa mira a salvaguardare l’identità socioculturale di una delle ricorrenze più autentiche della città: la Festa del Redentore. Negli ultimi anni l’introduzione di rigidi protocolli basati su prenotazioni e la divisione degli spazi in settori hanno snaturato profondamente lo spirito della festa e quella che storicamente è una ricorrenza votiva e popolare spontanea è stata trasformata in un evento contingentato e fortemente burocratizzato. Tali restrizioni colpiscono in primis i residenti, limitandone la libertà di movimento e di espressione culturale nei luoghi in cui sono nati e vivono.

Si chiede quindi:
- accesso libero a tutti i cittadini veneziani per assistere allo spettacolo pirotecnico.
- rimozione della divisione in zone che impedisce il libero movimento, ostacola la socializzazione e crea paradossalmente assembramenti che generano rifiuti, degrado urbano e potenziali pericoli. La continuità degli spazi deve essere restituita alla cittadinanza, privilegiando le imbarcazioni tradizionali.
- ⁠garanzia di totale libertà per l’allestimento delle spontanee tavolate all’aperto lungo le rive, eliminando l’obbligo di prenotazione.
I primi banchetti saranno:
- sabato 1 agosto alle ore 18 in piazzetta Lepanto
- ⁠lunedì 3 agosto alle ore 19,30 in via Garibaldi a Castello
- ⁠Giudecca in data da definirsi
Per informazioni e per firmare scrivere a
rsc.rete.casa@gmail.com
Rete Solidale per la Casa
Officina dei Diritti
Sportello Sociale
Consulta Civica Veneziana


VENEZIA NON SI VENDE, SOPRATTUTTO AL PARTITO DEL SI


mercoledì 22 luglio 2026

RIDIAMO LA DIGNITA' A CHI NON HA UNA CASA

 



Oggi leggo questo post targato neo sindaco Venturini (politico civico)
ma non ci credo, direi orientamento abbastanza evidente.
Ho letto il suo proclama sulla meravigliosa pista di skate a Marghera  (adiacente alle case del Don Vecchi) però mi voglio soffermare esclusivamente sulle ultime sue righe.
Annuncia di aver dato spazio ai giovani, cosi non dovranno piu' recarsi fuori città per allenarsi, ed elimina il degrado delle vecchie casette restituendoci, con classico sermone apostolico, un luogo per l'intera comunità, dove noi tutti possiamo vivere.
Con una frase del genere come non possiamo prendere atto della sua vittoria?   
un gesto degno di un grande sindaco.
Si effettivamente ha concesso spazio ai giovani ma vorrei dire al neo sindaco Venturini....."possiamo portare le famiglie inserite nelle liste Ater nello spazio skate in modo tale che anche i figli degli sfrattati possono godere di tale previlegio????"
Carissimo neo sindaco faccia un giretto per Marghera....da solo però.
E' finita la campagna elettorale, ora ci sta una famiglia con disabile sbattuta in strada
RIDIAMO A LORO DIGNITA'..... lo skate glielo compro io quando avranno una casa anche loro!!!!

lunedì 20 luglio 2026

IL SERVIZIO BANCOMAT VENEZIA FUNZIONA ......IL DISASTRO E' IN ATTO

 Sotto il mito, nulla?

Venezia, le veneziane e i veneziani. La crescita del turismo e la desertificazione della città, con la conseguente espulsione dei residenti. Il fenomeno degli affitti brevi e la crisi degli alloggi. La necessità di una nuova economia urbana che metta al centro i residenti, e non solo la crescita del turismo


                                                                              

Con Venezia ho sempre avuto un rapporto strano e per certi versi sbilanciato. Se da un lato ho avuto il piacere di stringere ottime amicizie con veneziane e veneziani per ragioni di studio e di lavoro, conservando bellissimi ricordi, dall’altro ho visitato la città solo poche volte, per poche ore e per motivi sempre diversi. Posso dire, quindi, di conoscere i veneziani come persone; per questo, quando guardo i telegiornali e vedo servizi dedicati alla città – spesso promozionali e incentrati sulle performance dei politici di destra, specialmente di quella veneta – provo una profonda tristezza. Non lo dico per la destra in sé, che attualmente governa l’Italia (e che spero il prossimo anno possa tornare all’opposizione), ma perché ritengo che il popolo veneziano non meriti affatto di essere amministrato in questo modo.

Ho letto molto sulla storia di questa città, sulle sue origini e sulla sua evoluzione nella laguna. Studiare la storia di Venezia è estremamente affascinante, ma a volte ci si ritrova in una dimensione quasi irreale, come sotto l’effetto di una suggestione: archeologia, arte, urbanistica e vicende belliche formano un insieme dinamico strettamente intrecciato con la nostra storia nazionale. Venezia rappresenta una parte fondamentale del nostro patrimonio culturale, artistico e storico. Tuttavia, approfondire la sua conoscenza è un processo che logora quasi senza accorgersene, in modo diverso rispetto ad altre città. La ricerca, infatti, si scontra inevitabilmente con uno studio mirato di monumenti, palazzi e opere d'arte che, paradossalmente, rischia di tenerti a distanza dalla vita reale della città, lasciandoti addosso una sottile sensazione di tristezza, anche quando ne conosci i luoghi più reconditi e famosi nel mondo.

Dal 2018, ossia da quando è entrata in vigore la legge sul “Contributo di Accesso”, non ho più seguito né le politiche cittadine né gli aggiornamenti storiografici e archeologici. Questo provvedimento ha rappresentato per me una svolta in negativo, evidentemente guidata dai "poteri forti" locali per limitare la fruibilità della bellezza di Venezia, che considero invece un diritto universale. Con questa tassa si è quasi sdoganato un atteggiamento discriminatorio verso chi desidera semplicemente accostarsi alla ricchezza artistica e archeologica della città.

Recentemente ho avuto un confronto su Facebook con Susanna Polloni. Tutto è nato quasi per caso, dopo che le avevo chiesto per chi avesse votato alle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio, che hanno visto l'elezione di un sindaco di destra. Con mia grande sorpresa, Susanna mi ha risposto (di solito, a domande del genere non ricevo risposta o vengo liquidato con ordinaria volgarità); i dettagli della sua risposta non sono rilevanti per questa riflessione, ma lo è il motivo per cui l'ho contattata: il 2 luglio aveva pubblicato un post intitolato “Il turismo cresce. Ma chi si arricchisce davvero?” [1].

Ho cercato di approfondire il tema del suo post per quanto possibile. Si tratta di una questione complessa che merita attenzione, soprattutto ora che in Parlamento si discute il cosiddetto "piano casa". Speravo vi fossero sinergie positive, ma analizzando il progetto del governo Meloni-Salvini ho compreso che si tratta di un'operazione prevalentemente pubblicitaria: di nuove case concrete non se ne vedranno, almeno in questa legislatura, sebbene il piano diventerà a breve legge. Venezia si trova in una situazione estremamente difficile. La sua stessa geografia impone una mobilità lagunare complessa e costosa, ma questa è la natura intrinseca della città.

Il turismo a Venezia è in costante aumento perché la città è, a tutti gli effetti, un museo a cielo aperto, dove ogni angolo reca le tracce materiali della sua storia. Saggi e libri continuano a essere pubblicati, svelando nuove sfumature culturali e artistiche e rendendo la città un polo d'attrazione irresistibile per visitatori e studiosi di ogni livello. Questa crescita incontrollata, tuttavia, spinge i proprietari immobiliari a preferire la redditività degli affitti brevi a scapito delle locazioni residenziali ordinarie. Questo fenomeno, in forte crescita negli ultimi anni, sta privando i residenti di alloggi accessibili, costringendoli ad abbandonare la città: una vera e propria emergenza sociale.

Per quanto mi consta, il problema della casa a Venezia è storico, ma oggi presenta risvolti inediti e fuori controllo. La crisi degli alloggi per chi vive e lavora in città è legata sia alle nuove logiche di profitto speculativo, sia alla desertificazione urbana accelerata dal boom degli affitti brevi, un fenomeno tollerato e persino normalizzato dalle amministrazioni comunali degli ultimi anni. Questa progressiva desertificazione rischia di essere irreversibile: intere aree della città registrano ormai indici di residenza stabile bassissimi. Questi quartieri si animano solo temporaneamente grazie a bar e ristoranti, attivi prevalentemente dal tardo pomeriggio a sera inoltrata, determinando lo smantellamento dei servizi di prossimità essenziali per la comunità.

Le conseguenze di questa deriva sono illustrate con efficacia nel post di Susanna Polloni (consultabile integralmente al link in nota 1). In sintesi, il problema non è la mancanza assoluta di case, ma la loro sistematica conversione in alloggi turistici. Come scrive Susanna in un passaggio emblematico:

Una città non può vivere solo di turismo: ha bisogno di residenti, di case accessibili, di scuole, di servizi, di lavoro stabile e ben retribuito”.

Durante il nostro confronto non avevo approfondito questa parte del suo scritto, limitandomi a osservare che l'economia urbana di Venezia è in crisi e va riformata. Oggi vorrei aggiungere che sono proprio i residenti a dover costituire la base di una nuova economia cittadina, garantendo un popolamento stabile che conviva (e non subisca) il turismo, che resta comunque una risorsa. Chi vive e lavora in città, pagando le tasse, ha diritto a una casa; la vocazione turistica di Venezia non può e non deve trasformarsi in una barriera di esclusione sociale. Se aspettiamo che siano gli economisti accademici a disegnare un nuovo modello per i veneziani, allora ai residenti non resta che fare le valigie.

Tra gli interrogativi principali che questa situazione solleva, spicca una domanda cruciale: se il turismo di massa genera profitti immensi per i proprietari e per le grandi piattaforme digitali che monopolizzano il mercato degli affitti brevi, a vantaggio di chi va questa ricchezza? È evidente che questa ricchezza alimenta unicamente la rendita immobiliare e pochi intermediari economici. Ai lavoratori restano solo precarietà, impieghi stagionali sottopagati e turni massacranti.

Questo è il presente di una città celebre nel mondo per la sua bellezza e la sua cultura. Sotto il mito, dunque, c'è il nulla? No. Quel "nulla" lo percepisce solo chi si ferma alla superficie, ignorando la Venezia che resiste. In città è nata ed è attiva l'associazione «l’Officina dei Diritti», che si batte per spezzare la monocultura del turismo mordi e fuggi, diversificare il tessuto economico e restituire vivibilità al territorio. Il turismo deve essere un settore complementare ad altre attività produttive, un fenomeno da governare e non da subire: questo è il cuore della loro battaglia.

Se esportato su scala nazionale, il modello veneziano rischia di trasformare l'Italia in un Paese-vetrina, che svende il proprio patrimonio culturale rinunciando a investire in lavoro qualificato, innovazione, industria e servizi d'eccellenza. Il sovraffollamento turistico altera profondamente il mercato immobiliare, moltiplicando la domanda e distorcendo l'offerta. A Venezia le locazioni turistiche rappresentano quasi la metà dei 50.000 posti letto totali, con interi palazzi storici interamente convertiti all'accoglienza dei visitatori. Questa drastica riduzione dell'offerta residenziale, unita alla speculazione degli investitori attratti da rendimenti elevati, ha fatto impennare i prezzi delle case (con rincari stimati fino al 14,7%). L'effetto è l'espulsione forzata dei residenti, in un circolo vizioso che svuota la città della sua anima comunitaria. Privilegiare la rendita finanziaria rispetto ai diritti costituzionali alla casa e al lavoro significa svuotare di significato il principio di uguaglianza della nostra democrazia.

Le criticità veneziane sollevano una questione di portata nazionale che riguarda tutte le nostre città d'arte. Sarebbe urgente una legge quadro nazionale che regolamenti gli affitti brevi e che analizzi l'offerta alberghiera in rapporto alla domanda turistica. Questo tema si inserisce nel più ampio dibattito sul rilancio economico dell'Italia, un rilancio frenato da un governo più propenso a investire nel riarmo e nel sostegno ai conflitti bellici che nel welfare e nella cultura. Nonostante queste pesanti criticità, dobbiamo fare il possibile per non abbassare il livello culturale del Paese, un compito non facile se pensiamo a riforme scolastiche (come quella degli istituti tecnici) che tendono a ridurre l'istruzione a mero addestramento professionale, rinunciando alla formazione critica dei giovani.

Non dobbiamo però rassegnarci, né rinunciare alla fruizione dei beni culturali. Anche quando mancano le risorse per viaggiare, la Rete può offrire un contributo – parziale ma prezioso – alla conoscenza. L'Italia di oggi si profila come un Paese fortemente liberista, dove le istituzioni promuovono costantemente politiche di destra; davanti a questa deriva, l'unica strada percorribile è non accettarle, ma contrastarle attivamente.



sabato 18 luglio 2026

"OFFICINA DEI DIRITTI" A MANIFESTARE PER VENEZIA.....PRESENTI!!!!

Ieri a Venezia manifestazione di protesta con lo slogan "Venezia non si Usa" che
ha visto anche OFFICINA DEI DIRITTI a partecipare contro questo uso improprio 
della nostra città.
E' stata presentata una interrogazione al neo Sindaco affinchè intervenisse con urgenza, direttamente per quanto di sua competenza e come membro del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica nei confronti delle preposte Autorità per fare in modo che la presenza di Fertitta fosse usata per esternare il dissenso della città di Venezia alle politiche dell'amministrazione Trump, perché l'impatto sulla vita cittadina fosse minimizzato, perché fosse concesso alla cittadinanza veneziana il pieno accesso e la fruizione degli spazi e delle rive pubbliche, in particolare quelli con affaccio sul bacino di San Marco, in occasione dei festeggiamenti del Redentore, e perché fosse garantito il diritto a manifestare contro la presenza dell'ambasciatore e del suo yacht.

Anche per le rive, come quella dei Sette Martiri, molto centrali e vicine alle case, la competenza non è del comune ma dell'Autorità portuale. In ogni caso finora il sindaco non si è espresso sulla presenza del maxi yacht nei giorni della “notte famosissima”.

Nulla di tutto questo....ma noi continueremo.

Grazie a OFFICINA DEI DIRITTI per aver partecipato







 

venerdì 17 luglio 2026

NO ALLA VENDITA DI VENEZIA, FESTA DEL REDENTORE AI VENEZIANI!!!!!

 
                                                                                 








 





ultimo post di OFFICINA DEI DIRITTI

NO ALLA GUERRA NO ALLE BOMBE


                                                                          
























mercoledì 15 luglio 2026

"OFFICINA DEI DIRITTI" SI MOBILITA PER VENEZIA

 

CARISSIMI.....


vi invitiamo a unirvi a noi per dare un segnale forte e collettivo contro un modello economico e politico che sta soffocando la nostra città e ha pesanti ricadute su di essa. L’arrivo in laguna del nuovo ambasciatore degli Stati Uniti, Tilman J. Fertitta, a bordo del suo megayacht da 450 milioni di euro, non è una semplice visita diplomatica. 


Fertitta rappresenta il volto di una politica globale che intreccia finanza, grandi interessi privati e strategie geopolitiche. È il simbolo di una spinta globale al riarmo e alla produzione di armi che, inevitabilmente, si traduce nel taglio del welfare, della sanità, della scuola e dei diritti sociali a livello internazionale e nazionale. Questo meccanismo ha ricadute dirette e devastanti sul nostro territorio: Venezia è infatti una realtà socio-economicamente fragile, logorata da una "vetrinizzazione" selvaggia e da un mercato immobiliare fuori controllo che espelle i residenti a favore della monocultura turistica. Mentre le risorse pubbliche vengono sottratte ai bisogni delle persone, assistiamo alla militarizzazione dei nostri canali e all'impiego di mezzi statali per proteggere i beni privati di un magnate, trasformando una festa comunitaria in un palcoscenico esclusivo per élite e miliardari. 

Ribadiamo che la vera sicurezza non è la corsa al riarmo, ma avere una casa, un lavoro dignitoso, servizi sanitari efficienti e un ambiente tutelato. Venezia appartiene a chi la vive, non ai signori della guerra e del grande capitale. Per questo motivo, come “Officina dei Diritti”, invitiamo tutte e tutti a partecipare in massa alla manifestazione di protesta "Venezia non si Usa" indetta dal Laboratorio Occupato Morion, che si terrà questo venerdì 17 luglio con ritrovo alle ore 18:00 a San Zaccaria. 




sabato 27 giugno 2026

NASCE A VENEZIA "OFFICINA DEI DIRITTI"

 Nasce una nuova associazione a Venezia, un impegno civico che al centro mette il problema casa e servizi "OFFICINA dei DIRITTI" ....presidente sarà l'avvocato Enrico Tonolo, segretaria Natascia Valentini e la portavoce dell'associazione sarà Susanna Polloni. Una volta formalizzato legalmente il tutto l'associazione continuerà in questo lungo cammino soprattutto sul rilancio del Piano Casa che è già stato presentato in Comune. 


Nell'occasione a Marghera pronti per la consegna al posto dei vecchi alloggi ERP




ai posteri l'ardua sentenza


                                                                                  Max




venerdì 5 giugno 2026

ELEZIONI AMMINISTRATIVE DI VENEZIA 2026--------DEDUZIONI

 

Ho letto sui social una proposta del neo consigliere comunale Mimmo Risica, eletto recentemente al Comune di Venezia...ho letto oggi e lascia il suo posto scegliendo la Municipalità del centro storico Venezia, riguardo la mancanza di una figura femminile per ricoprire il ruolo di sindaco, commovente il racconto dedicato alla madre.

Dobbiamo accettare il risultato democraticamente, abbiamo dovuto accettare nel 2014 lo scandalo Mose, ed immediatamente i veneziani ci hanno punito....quello invece che è scoppiato a Venezia negli ultimi 3 anni ha avuto l'effetto contrario, non importa, ripeto ancora una volta questa è la democrazia, adesso dobbiamo attendere questi 5 anni di gestione Venturini, poi si vedrà.

Ma sono d'accordissimo con Risica riguardo la sua proposta, se vogliamo candidare una donna a sindaco di questa città ( e qui a Venezia ce ne sono veramente tante) bisogna da oggi iniziare a lavorare, incominciare 6 mesi prima delle elezioni non serve, anzi è una buffonata.

5 anni sono tanti da aspettare ma per sconfiggere la destra, finta civica, dobbiamo incalzare ogni problema senza paura, aprire le orecchie e ascoltare il cittadino, bisogna vivere i quartieri, bisogna vivere i malumori della gente, dobbiamo affrontare i problemi di petto, qualsiasi argomento è da discutere, moschee, stranieri, delinquenza, locazioni turistiche, trasporti....tutto senza aver paura di scontrarci, anche tra di noi.

Ormai sono anni che non partecipo alla vita politica, alle riunioni, anzi noiosissime tavole rotonde, confronti magari tra partiti, io sono più grande tu sei più piccolo, richieste di assessorati, presidenze di commissione.

Oggi come oggi parteciperei ad una riunione per la presentazione di un sindaco di centrosinistra solo se lo stesso candidato presentasse la sua giunta (i suoi assessori) alla cittadinanza.

Deve cessare il toto assessori, decide il partito con più voti? BASTA.....deve finire questo mercato di candidati, sarà anche democratico quanto si vuole per qualcuno, ma rimane sempre noioso, arrogante e spesso infruttuoso e la gente si è stancata di questo.

Osservate in questi giorni il neo sindaco....problemi persino per le presidenze di alcuni enti.

Se si riuscirà a candidare una donna sindaco di centrosinistra, lei dovrà scegliersi il suo staff e questo sarà significativo per tutti...il cittadino non dovrà solo sapere chi sarà il candidato sindaco e questo non si decide solo con la forza dei partiti. Non dobbiamo aver paura di affrontare coloro che ci chiamano il partito del NO (ossia siamo il NO contro le porcate del centrodestra) o il partito della moschea o il partito contro le locazioni turistiche ..... noi dobbiamo dimostrare cosa siamo capaci di fare in mezzo alla gente.

Carissimo Risica inizia!!!!

Nel frattempo inoltro qualcosa riguardo le elezioni amministrative, chiaro matematicamente ha vinto Venturini ma controllate con i numeri. Ciao


ELEZIONI AMMINISTRATIVE COMUNE DI VENEZIA 2020



iscritti

128025

votanti

205710

schede bianche

2356

schede nulle

2300

schede non attribuite

60


BRUGNARO voti 66.750 pari al 54,13 BERETTA voti 56.344 pari al 29,27


FDI

7855

6,56


PD

22962

19,18

FORZA ITALIA

3255

2,71


LISTA BARETTA

4308

3,59

LEGA

14806

12,36


VERDI

5097

4,04

LISTA BRUGNARO

37914

31,67


IDEA COMUNE

44308

0,65

CIVICA LE CITTA'

1148

0,95


BARETTA SINDACO

952

0,79




TERRAeACQUA

5005

4,04

MOVIMENTO5STELLE

4822

3,03

PARTITO dei VENETI ZECCHI

4344

3,53

TUTTA la CITTAINSIEME +ECOLOGIA SOLIDARIETA'

4305

3,49

PCdL

807

0,65

VOX

570

0,47

CIVICA SITRAN

605

0,46

                                  ELEZIONI AMMINISTRATIVE COMUNE DI VENEZIA 2026

iscritti

201713

votanti

112767

schede bianche

865

schede nulle

1433

schede non attribuite

53


VENTURINI voti 56344 pari al 51,02%                            MARTELLA voti 43294 pari al 39,20%

FDI

13726

12,89


PD

26444

24,84

FORZA ITALIA

2653

2,49


RIFONDAZIONE COMUNISTA

910

0,85

LEGA

5032

4,72


TERRA e ACQUA

2876

2,7

LISTA VENTURINI

32046

30,1


M5STELLE

2779

2,61

PARTITO dei VENETI

563

0,52


CIVICA MARTELLA

1405

1,35

CDU

836

0,78


SINISTRA VERDI

5516

5,18

CIVICA VENEZIA è TUA

1386

1,3


ORA-MICHELE BOLDRIN

3795

3,43

TUTTALACITTA'INSIEME /AMBIENTE BENE COMUNE

2332

2,11

CIVICA CITTA' VIVE

1963

1,77

ROBERTO AGIRMO/RESISTERE VENETO

1434

1,29

FUTURO /LUIGI CORO'

813

0,73

PRIMA IL VENETO

441

0,39


DIFFERENZA DEI VOTANTI RIFERIMENTO SOLO VOTAZIONI PER COMUNE ESCLUSO MUNICIPALITA'

ISCRITTI 2020

205710

ISCRITTI 2026

201713

DIFFERENZA

-3997


VOTANTI 2020

128025

VOTANTI 2026

112767

DIFFERENZA

-15258

                                                                          %

VOTANTI 2020

62,23

VOTANTI 2026

55,87

DIFFERENZA

-6,36

SINTESI RISPETTO IELEZIONI DEL 2020: IL 6,36 % IN MENO DI VOTANTI

DAL 2020 AL 2026 CI SONO MENO 3997 ISCRITTI ALLE LISTE ELETTORALI ( DA CONSIDERARE CHE MOLTI PARTITI HANNO BASATO LA CAMPAGNA ELETTORALE SUL NUMERO DEGLI STRANIERI AVENTI DIRITTO IL VOTO, PERTANTO RICONOSCIUTI COME CITTADINI ITALIANI. IL CALO DEGLI ISCRITTI POTREBBE ESSERE CAUSATO DAI DECESSI O DAI TRASFERIMENTI IN ALTRI COMUNI IN QUESTI 6 ANNI...FORSE.

RISPETTO IL 2020 NON HANNO VOTATO 15258 CITTADINI.

IL PD RISPETTO IL 2020 HA AVUTO 3482 VOTI IN PIU', TERRA E ACQUA PERDE RISPETTO IL 2020, 2129 VOTI, IL M5S RISPETTO IL 2026 PERDE 2318 VOTI, TUTTA LA CITTA INSIEME RISPETTO IL 2020 PERDE 1973 VOTI, SINISTRA VERDI RISPETTO IL 2020 PRENDE 419 VOTI, NETTA DIFFERENZA TRA LA EX LISTA BURGNARO ORA VENTURINI PERDE RISPETTO IL 2020 10406 VOTI, FRATELLI D'ITALIA RISPETTO IL 2020 PRENDE 5871 VOTI, LA LEGA SALVINI RISPETTO IL 2020 PERDE 9774 VOTI, IL PARTITO DEI VENETI EX ZECCHI (ENTRATO IN FDI) RISPETTO IL 2O2O PERDE 3781 VOTI. ENTRA IN CONSIGLIO COMUNALE “ORA” DI MICHELE BOLDRIN.

NON ENTRANO IN CONSIGLIO COMUNALE TUTTA LA CITTA INSIEME, CITTA' VIVE, CIVICA SZUMSKI, FUTURO VENEZIA MESTRE, PRIMA IL VENETO.

RIMANGONO FUORI , PUR ESSENDO NELLE LISTE ASSOCIATE DI DX E SX ILCDU, PARTITO DEI VENETI DEL CX ...POI RIFONDAZIONE COMUNISTA, CIVICA VENEZIA E' TUA, CIVICA MARTELLA RIFORMISTI DEL CX.


                                                                                                                               Max

venerdì 24 aprile 2026

UNA DOMANDA AI CANDIDATI SINDACO DI VENEZIA

 

Faccio una premessa ai signori candidati Sindaco, da parte mia non esistono problemi nei confronti di nessun straniero....pelle cibo tradizioni non mi creano problemi di convivenza con nessuno. La neurologa Rita Levi Montalcini diceva che non esistono le razze, il cervello degli uomini è lo stesso. Esistono i razzisti. Bisogna vincerli con le armi dalle sapienza.

La vita ci ha dato gli occhi per vedere attentamente tutto e parlo della mia città anche se relegato a vivere in terraferma da oltre 40 anni.

Basta fare una passeggiata partendo da Piazzale Roma o dalla Ferrovia (che Vi invito a fare) e lentamente attraversare tutta la città e i vari Sestieri, passando anche per il Mercato di Rialto, se ancora così si può chiamare, per rendersi conto che questa metamorfosi silenziosa è arrivata ad un livello incontrollabile, dove tutto va bene, dove tutto è permesso, senza limiti di sfruttamento degli spazi e di orari, dove le edicole non sono più edicole per vendere i giornali ma sono dei bazar, dove i banchi di frutta e verdura vendono in gran parte tubi di spezie varie, dove tutti i negozi (spesso deserti) sono stracarichi di merci e tutti vendono le stesse identiche cose, mentre le nostre attività con la loro tipicità purtroppo stanno cadendo e sparendo una dopo l'altra come se fossero dei birilli. Coloro che amministrano fanno qualcosa per impedirlo? le normative? i controlli? il decoro urbano? I permessi o le autorizzazioni comunali?

Qualche giorno fa ho chiesto all'edicola ai piedi del Ponte dell'Accademia che si trova davanti ai pontili ACTV di acquistare un quotidiano, ma di giornali all'interno della mega edicola/bazar non c'era neanche l'ombra. Perché è stato permesso che tutto ciò avvenga? Per rendere l'idea allego alla presente alcune fotografie che ho scattato in città nei giorni scorsi. Quello che mi chiedo è: se non ci sarà un significativo cambio di rotta, in prospettiva quale sarà l'aspetto della nostra fragile e maltrattata città tra 10 anni?

Ecco perché chiedo a Voi se nel Vostro programma di candidato Sindaco per la città di Venezia sono previsti interventi idonei a bloccare questo degrado? non parliamo della terraferma e se questi interventi saranno affiancati a progetti di riqualificazione del tessuto artigianale e commerciale della nostra città. Sui social i video abbondano di tutto, dalle proteste dei cittadini in fondamenta degli Ormesini, alle bottigliate di Calle Lunga San Barnaba, alle zuffe al Mercato a Rialto. A tutti voi candidati auguro il meglio ma soprattutto per noi veneziani ancor di più, vi invio una strsalcio di una canzone di un complesso veneziano “I Tacabanda”

e luci in canal no xé el Redentor
xé i bar in ogni angolo i sconde el lampion
se e piere par tera podesse parlar
ne fisciaria e recie no sta dubitar
bevemo do ombre, bevemo anca el spriss
sentai xò al bacaro a ciacolar
de questo, de queo sempre a ragionar
pusai su ‘a panchina vardemo ‘a luna
e intanto ‘na nave la passa in laguna
mi sta Venessia no la conosso più
mi sta Venessia no la conosso più


                                                                                                                            Max












martedì 21 aprile 2026

Le promesse di Brugnaro............il politico

 

È normale, anzi ci si aspetta che i politici parlino in termini generici, vaghi e iperbolici dei propri obiettivi e programmi, ed è altrettanto comune che facciano promesse ambiziose senza fornire molti dettagli, se non addirittura nessun dettaglio, su come intendono mantenerle, le loro promesse. Qui a Venezia, la prima campagna elettorale condotta dall’ormai uscente sindaco, Luigi Brugnaro, fornisce eccellenti esempi di entrambi. Brugnaro ha spesso affermato che avrebbe “rivitalizzato la città”, portato “maggiore sicurezza e decoro” e reso Venezia un “centro internazionale della sostenibilità”. Tutte queste affermazioni sono esattamente il tipo di slogan vuoti che ci aspettiamo nella politica odierna, guidata dall’immagine e da brevi slogan. Allo stesso modo, Brugnaro ha promesso solennemente durante la sua campagna di “portare trentamila nuovi residenti a Venezia” – senza mai dire come intendesse farlo o dove queste persone avrebbero vissuto e lavorato.

I dolorosi risultati di ciò che è effettivamente accaduto durante il lungo e tragico mandato di Brugnaro come sindaco sono sotto gli occhi di tutti e non è necessario ripeterli qui. Basti dire che nulla di ciò su cui ha basato la sua campagna elettorale si è mai realizzato. Al contrario, come il suo eroe, Donald Trump, Brugnaro si è immediatamente messo all’opera per usare la sua posizione per arricchire se stesso e le sue imprese, sia legalmente sia illegalmente (vedi le indagini su Pili e la Palude), mentre permetteva alla popolazione, all’economia locale (a eccezione di quella degli alloggi turistici) e alla sicurezza di andare drasticamente in declino. Inoltre, mentre il mondo osserva lo stesso Trump, che per un decennio ha condotto una campagna elettorale ininterrotta sull’indiscutibile promessa di non coinvolgere mai più gli Stati Uniti in guerre all’estero mal gestite e senza fine, fare esattamente il contrario e lanciare una guerra, sempre più catastrofica, in Iran, non si può biasimare chiunque, a prescindere dall’orientamento politico, per aver raggiunto nuovi livelli di scetticismo su qualsiasi cosa dica un candidato politico.

Il divario tra promesse elettorali e azioni di governo è stato palese, allarmante, sensazionale.

Questa è una delle cose che rende così insolita la campagna elettorale per la carica di sindaco condotta da Giovanni Andrea Martini, insieme a Susanna Polloni come capolista. Piuttosto che fare grandi promesse o basare la campagna su slogan, Martini e Polloni si sono impegnati a fondo per agire nei modi più concreti, sviluppando programmi e proposte dettagliate e impegnandosi in azioni sul campo che superano di gran lunga qualsiasi altra campagna locale o partito in termini di portata e impatto. 

Martini, prima come candidato e poi anche come consigliere comunale dal 2020, è stato praticamente ovunque in città, impegnato in una campagna pluriennale e altamente personale, affrontando cause reali in tutta la città al fianco delle persone direttamente coinvolte. Dalle famiglie di San Pietro di Castello che hanno rischiato di perdere le loro case a causa di un nuovo hotel, alle comunità di immigrati e ai lavoratori di Mestre in cerca di migliori condizioni di lavoro e servizi, dalla pista ciclabile sul Lido, ampiamente contestata, alla discutibile esternalizzazione della cura e della manutenzione degli alberi e degli spazi verdi in città, dalle sfide alle strutture sanitarie locali alla battaglia per l’edilizia abitativa, Martini, e con lui Polloni, sembrano essere stati ovunque negli ultimi anni.

Inoltre, in alcuni casi in cui hanno constatato che un’esigenza non veniva soddisfatta dall’amministrazione locale (e ce ne sono tantissimi), si sono presi l’iniziativa di creare organizzazioni, partendo da zero, per così dire, per fornire servizi a diretto beneficio dei cittadini. La Rete Solidale per la Casa, fondata da Polloni, è forse l’esempio più significativo di questo approccio concreto. L’organizzazione, composta interamente da volontari, ha sedi in tutta la città, con personale in grado di aiutare i residenti nelle questioni concrete relative all’alloggio – una funzione che dovrebbe chiaramente essere svolta dall’amministrazione comunale stessa.

Ora, nel pieno di questa stagione elettorale, Martini e Polloni hanno lanciato una nuova iniziativa che affronta una questione cruciale per l’economia e il tessuto sociale della città. Il loro Comitato per l’Internalizzazione dei Servizi ha individuato un problema critico qui a Venezia, che l’amministrazione Brugnaro ha notevolmente aggravato: la privatizzazione dei servizi pubblici.

Il gruppo sottolinea giustamente che alla base della spinta alla privatizzazione dei servizi pubblici c’è un mito specifico e spesso ripetuto. Questo mito sostiene che i servizi pubblici siano per natura burocratici, dispendiosi, inefficienti e troppo costosi, e che il miglior rimedio a questo problema sia trasferire tali servizi a imprese private, le quali, secondo il mito, sarebbero molto più virtuose, efficienti e capaci di fornire valore ai propri stakeholder – in questo caso, i cittadini. In parole più semplici, “il pubblico è cattivo, il privato è buono” – sempre e in ogni caso.

Tale mito si basa, tuttavia, su un errore logico che offusca intenzionalmente la differenza fondamentale tra lo scopo dei servizi pubblici – che è quello di migliorare la vita dei cittadini che ne usufruiscono – e quello delle imprese private, che è invece quello di garantire il massimo profitto agli azionisti e ai proprietari. I servizi pubblici sono investimenti a beneficio di tutti, mentre gli investimenti privati sono, per definizione, destinati a beneficiare solo di pochi. Di conseguenza, il mito crolla sempre nella pratica. È quasi impossibile indicare un servizio pubblico che sia stato migliorato dalla privatizzazione. Anzi, il risultato è quasi sempre peggiore – e, in quanto tale, serve a rafforzarsi come una profezia che si autoavvera.

Così, durante la riunione pubblica della nuova Comitato a Mestre, ascoltando una discussione su come la riduzione del personale e delle risorse presso l’ACTV, l’azienda di trasporto pubblico di Venezia, abbia portato a peggiori condizioni di lavoro, peggiori servizi e peggiori risultati, rendendo in definitiva poco appetibili i posti di lavoro lì, era impossibile non ricordare come lo stesso processo sia stato utilizzato per tagliare i fondi alle scuole pubbliche negli Stati Uniti. In entrambi i casi, un’istituzione pubblica destinata a fornire servizi pubblici (e che probabilmente lo faceva molto bene) è stata intenzionalmente indebolita dall’interno, minata strutturalmente e trasformata in una carriera poco appetibile e precaria e in un sistema incapace di adempiere al proprio mandato. 

Il danno causato da questo approccio è strategico. Una volta che un servizio pubblico è stato indebolito in questo modo, la conseguente scarsa performance viene poi indicata proprio come giustificazione per la privatizzazione. 

Questa tattica, perseguita brutalmente negli Stati Uniti, è ciò che gli autori David Berliner e Bruce Biddle hanno evocativamente definito una “manufactured crisis”, una “crisi fabbricata” (titolo del loro libro del 1996, sottotitolato “Miti, falsificazioni, e l’attacco alle scuole pubbliche americane”). Le scuole pubbliche sono state sistematicamente private di fondi, poi sottoposte a un numero crescente di test per misurare le prestazioni in un modo “comprensibile per il mondo degli affari” in termini di ritorno sull’investimento (come se l’istruzione dei bambini potesse essere valutata come il bilancio di un’azienda). Sotto la pressione che ne è derivata, l’eccellenza delle scuole si è inevitabilmente deteriorata, giustificando così l’argomento per privarle di ancora più risorse. Ora, gli insegnanti delle scuole pubbliche, mal pagati, devono acquistare di tasca propria il materiale

private, che è invece quello di garantire il massimo profitto agli azionisti e ai proprietari. I servizi pubblici sono investimenti a beneficio di tutti, mentre gli investimenti privati sono, per definizione, destinati a beneficiare solo di pochi. Di conseguenza, il mito crolla sempre nella pratica. È quasi impossibile indicare un servizio pubblico che sia stato migliorato dalla privatizzazione. Anzi, il risultato è quasi sempre peggiore – e, in quanto tale, serve a rafforzarsi come una profezia che si autoavvera.

Così, durante la riunione pubblica della nuova Comitato a Mestre, ascoltando una discussione su come la riduzione del personale e delle risorse presso l’ACTV, l’azienda di trasporto pubblico di Venezia, abbia portato a peggiori condizioni di lavoro, peggiori servizi e peggiori risultati, rendendo in definitiva poco appetibili i posti di lavoro lì, era impossibile non ricordare come lo stesso processo sia stato utilizzato per tagliare i fondi alle scuole pubbliche negli Stati Uniti. In entrambi i casi, un’istituzione pubblica destinata a fornire servizi pubblici (e che probabilmente lo faceva molto bene) è stata intenzionalmente indebolita dall’interno, minata strutturalmente e trasformata in una carriera poco appetibile e precaria e in un sistema incapace di adempiere al proprio mandato. 

Il danno causato da questo approccio è strategico. Una volta che un servizio pubblico è stato indebolito in questo modo, la conseguente scarsa performance viene poi indicata proprio come giustificazione per la privatizzazione. 

Questa tattica, perseguita brutalmente negli Stati Uniti, è ciò che gli autori David Berliner e Bruce Biddle hanno evocativamente definito una “manufactured crisis”, una “crisi fabbricata” (titolo del loro libro del 1996, sottotitolato “Miti, falsificazioni, e l’attacco alle scuole pubbliche americane”). Le scuole pubbliche sono state sistematicamente private di fondi, poi sottoposte a un numero crescente di test per misurare le prestazioni in un modo “comprensibile per il mondo degli affari” in termini di ritorno sull’investimento (come se l’istruzione dei bambini potesse essere valutata come il bilancio di un’azienda). Sotto la pressione che ne è derivata, l’eccellenza delle scuole si è inevitabilmente deteriorata, giustificando così l’argomento per privarle di ancora più risorse. Ora, gli insegnanti delle scuole pubbliche, mal pagati, devono acquistare di tasca propria il materiale 

didattico di base (carta, penne, fazzoletti, ecc.), mentre centinaia di milioni di dollari delle tasse pubbliche vengono dirottati verso scuole private e religiose a scopo di lucro in nome della “libertà di scelta scolastica”.

In effetti, chiunque sia curioso di sapere come si concretizza su larga scala la privatizzazione dei servizi pubblici deve solo guardare agli Stati Uniti per vedere alcuni dei suoi esiti più estremi e disastrosi, specialmente ora che l’amministrazione Trump si sta muovendo per smantellare in modo aggressivo una vasta gamma di servizi pubblici e il ruolo del governo in essi. Qui a Venezia, però, non è (si spera) troppo tardi per rifiutare questo stile di governo.


Questo ci riporta a Martini, Polloni e al Comitato per l’Internalizzazione dei Servizi. Il gruppo, in collaborazione con esperti locali con esperienza diretta nei vari settori trattati, ha individuato quattro servizi essenziali che attualmente vengono sempre più esternalizzati o privatizzati e che dovrebbero essere, secondo le parole del Comitato, “riportati sotto il controllo diretto del Comune di Venezia”. Questi servizi sono:

Assistenza domiciliare agli anziani e agli infermi

Scuole comunali e asili nido

Manutenzione degli spazi verdi pubblici

Servizi museali

Le analisi dettagliate condotte dal Comitato mostrano che in alcuni casi, riportare questi servizi sotto il controllo del Comune comporterebbe effettivamente un risparmio sui costi. In altri casi, ci sarebbe un modesto aumento dei costi, ma ben entro margini ragionevoli e sostenibili.

Tuttavia, “internalizzare” la gestione dei servizi pubblici – ripristinare la gestione pubblica delle risorse pubbliche – non è solo una questione di denaro e di bilanci. Si tratta, soprattutto, della qualità dei servizi, della qualità dei posti di lavoro coinvolti e della qualità della vita dei cittadini. I criteri dell’economia privata non sono applicabili a ogni aspetto della vita pubblica, nonostante i miti che sostengono il contrario. Ci sono altre considerazioni, più importanti, così come ulteriori benefici che derivano dalla gestione pubblica dei servizi pubblici (posti di lavoro migliori, istruzione migliore, assistenza sanitaria migliore, solo per citarne alcuni). Per dirla con le parole della Comitato: «La cura delle persone e dei beni pubblici non sono una merce. Vogliamo eliminare la logica del profitto dai servizi essenziali e garantire qualità, diritti e trasparenza».

Concentrandosi su questo aspetto critico della governance e della gestione della città, Martini e il suo team stanno rendendo un enorme servizio, sollevando una questione complessa ma vitale che, fino ad oggi, è stata in gran parte trascurata nell’attuale campagna elettorale.

Chiamatela come volete, ma questa non è certo il tipo di campagna elettorale fatta di slogan e promesse vuote a cui purtroppo ci siamo abituati. Lungi dall’essere la solita “politica di sempre”, sembra piuttosto l’esatto contrario: un’iniziativa concreta, dettagliata e pratica, basata sui fatti e sull’azione. In quanto tale, questo lavoro merita di essere compreso meglio e ampiamente discusso durante questa campagna elettorale incredibilmente importante a Venezia. 

Per citare un altro slogan reso popolare qui alcuni anni fa, che lamentava i metodi di governo dell’amministrazione uscente: “Venezia merita di meglio”. Infatti. Giovanni Andrea Martini, Susanna Polloni e tutto il loro team stanno svolgendo un lavoro lodevole, senza le risorse a disposizione dei grandi partiti o dei candidati facoltosi, per offrire modi concreti e pratici per raggiungere quell’obiettivo: un governo migliore per l’intera città. Gli elettori – e i candidati – di ogni orientamento farebbero bene a prenderne atto.


LONTANO DAI PARTITI VICINO AI CITTADINI


                                                                                                                Max