lunedì 12 novembre 2012

OLTRE A TUTTO E A TUTTI !!!!!



Grillo espelle dal MoVimento 5 Stelle un consigliere regionale



Un’altra epurazione nel MoVimento 5 Stelle. Ancora una volta la sfiducia di Beppe Grillo ha colpito un rappresentante istituzionale del M5S, il consigliere regionale del Piemonte Fabrizio Biolè. Negli scorsi giorni l’avvocato del comico genevose, Michelangelo Montefusco, ha scritto a Biolè per comunicargli la diffida ad utilizzare il simbolo del MoVimento, del quale il proprietario esclusivo  è Beppe Grillo. “La sua partecipazione alle consultazioni elettorali regionali nella lista del Movimento – si legge – sono state viziate dalla ricorrenza di un elemento ostativo alla sua candidatura, rappresentato dall’aver già rivestito cariche elettive in due precedenti occasioni, in violazione alle regole condivise nell’ambito del Movimento”. Come ammonisce l’avvocato Montefusco, l’elezione di Biolè sarebbe stata impossibile nel caso in cui fossero state rispettate le regole interne del M5S, che vietano la doppia candidatura. Se il consigliere regionale volesse proseguire le sue attività nel MoVimento, l’unica strada sarebbero le dimissioni dall’attuale incarico.
La polemica tra Fabrizio Biolé e una parte del M5S non è una novità. Già l’estate scorsa un gruppo di attivisti del Piemonte avevano chiesto le sue dimissioni, una richiesta appoggiata dallo stesso capogruppo in Consiglio regionale Davide Bono. Beppe Grillo ha fatto propria solo ora questa protesta, e sorge il dubbio che la sua presa di posizione sia dipesa dalle critiche esercitate da Fabrizio Biolè sul caso Salsi. La consigliera comunale di Bologna pesantemente offesa dal leader del MoVimento 5 Stelle era stata difesa da Biolè, che dopo le sue dichiarazioni si è visto recapitare la comunicazione di espulsione dalla formazione legata a Beppe Grillo.
Fabrizio Biolè ha pubblicato oggi sulla sua pagina Facebook la lettera di espulsione ricevuta dall’avvocato di Beppe Grillo. Sul social network è partita un’accesa discussione con il suo collega di partito Davide Bono, che ha invitato Biolè adimettersi. ”Grillo e Casaleggio han chiamato Fabrizio più e più volte per trovare una quadra, una soluzione senza strappi, visto che, avendo diffidato il consigliere circoscrizionale di Bologna, non potevano fare ‘deroghe’ per il Piemonte”. Il capogruppo del M5s ha spiegato che al suo collega era “stata data la deadline di ‘dopo le elezioni siciliane’ e così è stato”. Bono quindi ha chiesto e consigliato a Biolè “di dimettersi e lasciare il posto al primo dei non eletti, assicurandogli al contempo di poter continuare a lavorare per e sostenere l’M5S”. Biolè contesta questa ricostruzione, evidenziando come il suo precedente incarico fosse conosciuto dai vertici del MoVimento nell’autunno del 2009, quando fu composta la lista per le regionali piemontesi.
Comincia a non piacermi questo modo di gestire.....padre padrone.....ma io non faccio parte di questo movimento......una cosa cosa è certa potrebbe essere anche il padreterno non avrei paura di affrontarlo nemmeno se ha tutti......."ADESSO" dalla parte sua........e se lui dice che non è di destra e di sinistra ma è oltre.......io dal 1990 sono sopra a tutto e a tutti.......e soprattutto sopra di chi si sente il MESSIA.
Democrazia............democrazia

                                                                                   Max

giovedì 8 novembre 2012

AMERICA.........IL POTERE BIANCO E' FINITO !!!!

                                                                   

Questo non è più, decisamente, un paese per vecchi e bianchi. Non è più un paese di circoli elitari. Delle molte lezioni che arrivano dalla vittoria di Obama, l'Italia dovrebbe riflettere soprattutto su questa.
L'hanno capito bene i repubblicani americani, che hanno fatto il pieno di voti bianchi maschili, in un mondo in cui solo un terzo della popolazione elettorale oggi in Usa è bianca, rispetto al 1980 in cui era il 46 per cento. Solo trent'anni fa dunque senza bianchi non andavi da nessuna parte. Un vero e proprio regno, che oggi è finito.
Per chi avesse tempo e un po' di voglia di girare qualche coltello nella piaga consiglio di andare su The American Spectator (e giù di lì, su tutte le altre pubblicazioni repubblicane) che posta un articolo dal titolo "Doomed beyond all hope of redemption" (ma ce n'è solo da scegliere in una fila interminabile) ponendo a illustrazione un dettaglio di Bosch in cui una figura diabolica, ovviamente di pelle nera, porta via un bianco nudo, insanguinato, finito.
Il contrasto fra i due Usa rappresentati dal voto di ieri è netto.
Di qui, con Obama, il 55 per cento delle donne, il 60 per cento dei giovani, il 70 per cento (percentuale storica) degli ispanici, maggioranza fra neri, minoranze varie e la popolazione urbana. La parte più dinamica del paese, in termini di proiezione sul futuro.
Di là il partito di Romney che in un paese che diventa sempre meno "bianco" mostra un arroccamento progressivo sull'area sociale che sta svanendo, in termini di peso politico e demografico. Nel 2004 Bush ebbe il 44 per cento del voto ispanico; nel 2008 John McCain ne prese il 31 per cento e Romney solo il 27 per cento. Tenendo conto che questo è il settore di popolazione che cresce più velocemente nel paese non c'è da rallegrarsi. Proprio la Florida sui cui i repubblicani avevano investito tante speranze illustra bene questa dinamica. Obama vi ha vinto con solo il 2.5 di percentuale in più rispetto al 2008, ma quel poco è tutto dovuto al fatto che nello stato vi sono oggi 190mila ispanici e 50mila neri in più rispetto a quella data.
Il voto repubblicano è senza alcun dubbio bianco: (il 59 per cento), maschile e anziano: la fascia sopra i 65 anni ha favorito i repubblicani, quella sotto i 35 anni i democratici. Questi votanti sono religiosi (molti cattolici sono tornati a casa) sposati (le donne sposate votano in maggioranza Romney, ma la maggioranza di donne è single in Usa), abitanti dei quartieri residenziali, o delle aree rurali, prevalentemente nel Sud.
Questo profilo non è una novità per la destra americana. Ma come si diceva, i bianchi sono oggi solo un terzo della popolazione elettorale oggi. E la novità di questa elezione è che Romney, secondo queste statistiche, avrebbe dovuto e potuto intercettare proprio la classe media e operaia maschile che soffre nella crisi economica e che ha subito la maggiore delusione nei confronti di Obama. In parte questo voto è stato raccolto, ma non in numero sufficiente da dare il margine di vittoria. Il voto in Ohio e in tutti gli stati industriali è in questo senso il più significativo. L'offerta "liberista" di Romney è stata decisamente bocciata, a favore di quella "statalista" del Presidente.
Il risultato certifica così il definitivo assumere, da parte di questo paese, di una nuova pelle. Obama non ha più maggioranza assoluta e straripante ma guida una società in cui è un valore essere bianco, nero, donna, gay e povero e tutti gli altri incroci possibili. E' la vera fine dell'elitismo di sistema, rappresentato dal mondo bianco e maschile.
Quando capirà la politica italiana che sotto le tensioni, il rifiuto, la caduta di sistema cui stiamo assistendo nel nostro paese (e in Europa) c'è un identico cambiamento in corso?
In poche parole....."il bianco cos'ha portato nel mondo?????la storia lo insegna, chi semina raccoglie"



                                                                                         Max