mercoledì 7 ottobre 2015

RENZI.....TUTTO NEL CONTATORE. "BUGIARDO NATO"

Renzi e la "scossa" televisiva: tutto nel contatore (e in bolletta)

                                                     

Della serie "ogni tanto ritornano", è riemersa la proposta di inserire l'importo del canone Rai nella bolletta dell'energia elettrica. La geniale, si fa per dire, idea, che era già stata fatta propria da vari esponenti dei governi precedenti, è diventata ora uno dei puntiqualificanti del programma politico di Matteo Renzi. L'ex sindaco, da quando è diventato capo del governo, ha di fatto commissariato Viale Mazzini, imponendo la sua presenza fissa nei telegiornali e nei talk show, beninteso, quelli a egli graditi. Il tutto con la connivenza dei classici cortigiani che sono arrivati ad un livello di piaggeria verso il potente di turno che non si era visto nemmeno ai tempi in cui la Rai era un feudo democristiano. Con tanti saluti al principio del “servizio pubblico”. 
Commissariata dunque la Rai, ora Renzi deve rassicurare i suoi fidi che manterranno l'agognato e ben retribuito posto di lavoro con nuove entrate che dovrebbero evitare il fallimento dell'azienda la quale si picca essere “la prima azienda culturale del Paese”. Figuriamoci: basta assistere ad una di quelle ignobili trasmissioni nelle quali autentici ignoranti guadagnano migliaia di euro per rispondere o non rispondere a domande idiote, e ci si rende conto che, al contrario, la Rai, unitamente alle reti Mediaset, e a molte altre, è una delle maggiori responsabili, anzi la maggiore per motivi storici, dell'incultura e dell'instupidimento progressivo degli italiani. E non bastano certo trasmissioni pregevoli come quelle di Rai Storia a salvare l'istituzione nel suo complesso. 
Tutto questo, giusto per ricordare come vengono utilizzati i proventi del canone. La proposta di Renzi non è comunque nuova ma che l'ex boy scout l'abbia tirata fuori durante un'intervista televisiva la dice lunga sul fatto che vive fuori dal mondo. L'idea del canone da far pagare a tutti trae origine dall'enorme evasione (il 30% stimato sul totale per un importo di circa 500 milioni di euro) che interessa in particolare le regioni del Sud. Con quei soldi, pensano Renzi, dirigenti e dipendenti di Viale Mazzini, il nostro futuro sarebbe molto più roseo
L'idea nasce dalla convinzione (sbagliata) che tutte le abitazioni che utilizzano energia elettrica debbano per forza di cosa possedere un apparecchio televisivo. 
Siccome non si possono inviare gli ispettori del fisco a riscuotere il canone, e a pignorare i mobili, in abitazioni di zone a rischio, in quanto dominate dalla criminalità organizzata, ecco la grande pensataFacciamo riscuotere il canone dalle aziende municipalizzate che distribuiscono energia elettrica. Queste poi gireranno l'importo relativo a Viale Mazzini.Così le varie Acea di Roma e Aem di Milano si troveranno ad essere trasformate in sostituti di imposta per una tassa che è una delle più odiate dagli italiani. 
Peraltro la pensata di Renzi, che magnanimamente ha annunciato la riduzione del canone per tutti a 100 euro rispetto ai 113 attuali, si scontrerà inevitabilmente con milioni di cause legali che investirebbero i vertici delle municipalizzate. Milioni di cittadini si rifiuterebbero semplicemente di pagare le relative bollette, impedirebbero l'accesso degli ispettori ai contatori e soprattutto intaserebbero di ricorsi le cancellerie dei tribunali. Ricorsi che immancabilmente verrebbero vinti. Dopo le perplessità dell'Autorità di vigilanza sulla Rai, un no netto è venuto dal presidente di Assoelettrica, Chicco Testa, che ha definito «una operazione impossibile» quella prospettata da Renzi. 
Il punto chiave è che il canone Rai nella bolletta elettrica è semplicementeincostituzionale. E il motivo è presto detto. Toccherebbe al cittadino dimostrare di non possedere un televisore e non più alla Rai dimostrare il contrario. E questo cozza con i principi di uno Stato di diritto, o di quel che ne resta perché, tra le altre cose, trasforma i cittadini in sudditi. 
Un vizio, tra gli altri, che accomuna Renzi ai politici del passato dai quali, a suo dire, intende differenziarsi per avviare l'Italia verso un radioso destino (altro vizio del quale abbiamo un vago ricordo...).

MOVIMENTO ESSERE SINISTRA............

ESSERE SINISTRA.......DIFFERENTE DIRE ESSERE DI SINISTRA


ombrello

Spesso ci sentiamo dire che i manifesti e i programmi, a leggerli, sono tutti belli e pieni di buone intenzioni, ma oltre questo non riescono ad andare e restano strumenti inutili per l’azione politica.

É vero, ma quello che ci capita spesso di leggere sono solo delle dichiarazioni d’intenti, vaghe e ben lontane dall’offrire soluzioni comprensibili e praticabili.


Il Manifesto che si propone qui non è una mera dichiarazione d’intenti ma una fonte di riflessione sulla crisi del capitalismo nella sua fase più crudele, quella del neoliberismo.


Il neoliberismo altro non è che la fase in cui il capitalismo assume una nuova identità, quella finanziaria globale, per continuare ad opprimere e sfruttare soprattutto attraverso il sistema del debito.


Quella fase in cui riduce la partecipazione dei cittadini alle scelte riguardanti un Paese, ad una mera operazione di facciata esattamente come accaduto in Grecia.

Quella fase in cui esautora la democrazia per meglio imporre la sua volontà di dominio.


Questo Manifesto è la dichiarazione di un posizionamento politico nell’area della sinistra e la giustificazione teorica dell’azione politica del programma che stiamo elaborando, a partire dall’individuazione degli stretti spazi di manovra democratica sopravvissuti alla crisi e alla destrutturazione del sistema di rappresentanza.


C’è la volontà di cogliere i limiti del capitalismo e le contraddizioni che esso produce ma anche i margini di manovra, per quanto ridotti, nell’ambito delle istituzioni liberaldemocratiche che hanno ceduto la propria sovranità a enti sovranazionali progettati a garanzia del profitto e dell’interesse privato.


Questa azione politica, per avere una speranza di successo,per evolvere dalla protesta verso la proposta, non dovrà svolgersi esclusivamente nei palazzi del potere ma dovrà necessariamente essere praticata attraverso la mobilitazione pacifica e democraticadei lavoratori e dei disoccupati e coordinarsi con le libere associazioni di cittadini e con le rappresentanze sindacali che non intendono abdicare alla tirannia neoliberista.


L’intesa e il coordinamento con formazioni politiche della sinistra alternativa di altri paesi europei, non è solo auspicabile ma necessaria per rafforzare il consenso e dare intensità alla lotta politica oltre gli orizzonti nazionali dove oggi, prevalentemente, si svolge.


La critica del capitalismo è storica, specifica e mai generica, lontana dalle posizioni opportunistiche tanto in voga oggi in cui ci si affretta a dichiarare di non essere né di destra né di sinistra, perché il corollario di questa definizione è essere di centro, o peggio di centro sinistra, formula che smaschera il miglior contenitore a suprema garanzia delle politiche conservatrici della destra per il mantenimento di privilegi di classe nell’azzeramento della dialettica politica.


La nostra specificità è quella di voler organizzare un soggetto politico che si faccia partecipe e promotore di una unione dei lavoratori tutti, dei disoccupati, dei pensionati e di tutti coloro che pur partecipando con il proprio lavoro e con il proprio sacrificio alla ricchezza di un sistema riservato a pochi, non ne godono i frutti perché la sperequazione e la disuguaglianza non consentono una giusta redistribuzione delle ricchezze prodotte.

Una sinistra non solo di gestione quindi, ma di ideali e di trasformazione.


ESSERE SINISTRA è un movimento politico autonomo della sinistra radicale e democratica.

Nasce in rete con l’intento di contribuire al dibattito attraverso l’approfondimento dei principali temi politici nazionali e internazionali affinché il confronto a sinistra possa produrre una visione politica libera che sia il presupposto di un’azione politica comune e condivisa, volta a ristabilire la giustizia e l’equità sociale.

Lo scopo è quello di costituirsi come SOGGETTO COLLETTIVO attorno ad una visione politica condivisa e partecipata, in un programma di obiettivi chiari e realizzabili, attraverso un metodo autenticamente democratico all’interno dell’organizzazione, affinché la volontà maggioritaria della base coincida sempre con le iniziative politiche effettivamente promosse e praticate a tutti i livelli, fuori e dentro le istituzioni, sui territori come a livello nazionale e internazionale.

Il fallimento delle politiche socialdemocratiche in Europa e in Italia, la definitiva mutazione dei partiti della sinistra storica istituzionale e la loro acquiescenza alle politiche del capitalismo globalizzato e neoliberista hanno sancito un vuoto di rappresentanza per le classi lavoratrici, precarie e disoccupate.

L’attuale crisi di rappresentanza politica, e il germe della deriva antidemocratica e autoritaria che porta in seno, è solo parte di più ampia e grave crisi economica, finanziaria e sociale.

ESSERE SINISTRA È AL CENTRO DELL’ESSERE UMANO
IL DIRITTO AL LAVORO

La dignità dell’essere umano è al centro del pensiero e dell’azione di Essere Sinistra.

La certezza di poter soddisfare attraverso il lavoro i naturali bisogni umani è il presupposto essenziale affinché la dignità delle donne e degli uomini si affermi al centro del vivere sociale.

Il diritto al lavoro e ad un salario degnamente retribuito non può essere subordinato alle esigenze dei mercati e agli interessi del profitto ma deve essere garantito dalla collettività attraverso lo Stato che diventa datore di lavoro di ultima istanza per compensare gli squilibri del sistema di produzione capitalista che ha reso la disoccupazione involontaria un fattore permanente e strutturale.

L’acquisizione storica di questo diritto universale impone un’inversione di rotta delle politiche neoliberiste con il ripristino e l’ampliamento dello Statuto dei Lavoratori e l’abrogazione di tutte le leggi che minacciano salari, diritti di rappresentanza sindacale e pensioni, compresa l’ultima legge promulgata dall’attuale governo e definita Jobs Act.

Una riforma di sinistra del mondo del lavoro deve tener conto di aspetti specifici della storia attuale come la necessità, a fronte dell’automazione dei processi produttivi, di contribuire alla piena occupazione anche con una riduzione dell’orario settimanale di lavoro oltre che rendere compatibili i processi produttivi con la sostenibilità ambientale.

Il DIRITTO UNIVERSALE AL LAVORO come BENE COMUNE non può essere garantito senza l’istituzione di un SALARIO SOCIALE per coloro che esclusi dal mondo del lavoro vedono negarsi la propria dignità umana. É questo un principio di civiltà socialista che deve trovare compimento e perfezionamento in una modifica del dettato costituzionale affinché un mero principio possa evolvere in diritto reale e universale.

Il conflitto tra capitale e lavoro, nella nuova forma dominata dal capitale liquido della finanza si allarga, coinvolgendo pienamente categorie sociali storicamente moderate ma oggi in grado di constatare quanto le politiche di austerity connaturate al capitalismo neoliberista non risparmiano nessuno, ad esclusione delle gradi industrie multinazionali e delle oligarchie finanziarie cui sono strettamente legate. 

In questa crisi che definiamo strutturale in tutta l’Eurozona e in maniera specifica in Italia, una rinnovata coscienza di classe vede dalla stessa parte della barricata tutti i redditi da lavoro contro le rendite finanziarie e i profitti crescenti a scapito dei salari.

Una sinistra di cambiamento che non sia chiusa in stereotipi ideologici vede dalla stessa parte in una convergenza di interessi comuni le seguenti categorie sociali:

lavoratori salariati del settore privato e pubblico, precari, pensionati, disoccupati, artigiani, liberi professionisti, lavoratori autonomi con partita IVA e commercianti, studenti universitari e infine gli imprenditori della piccola e media impresa consapevoli che profitti ragionevoli sono compatibili solo con politiche economiche espansive per la tutela dei redditi e della piena occupazione.

ESSERE SINISTRA É UN MOVIMENTO POLITICO AUTONOMO DELLA SINISTRA RADICALE E DEMOCRATICA

É un MOVIMENTO perché organizzato in maniera flessibile e non gerarchica.

Il requisito minimo d’appartenenza è la condivisione del Manifesto, del Programma e delle Regole interne.

Con la forma partito condivide l’obiettivo di lottare per conquistare spazi politici dentro le istituzioni democratiche e contendere il potere all’attuale classe politica.
Il movimento si considera una voce collettiva che esprime la volontà democraticamente stabilita di tutti i suoi membri.

Il nostro impegno è quello di contribuire alla costruzione di una più larga rete di soggetti politici attivi sui temi cruciali per la sinistra, a partire dal diritto per tutti ad un lavoro giustamente retribuito.

Questa prospettiva avrà senso se noi, insieme ad altri, saremo una MAGLIA di questa RETE.

La nostra soggettività sarà aperta a condividere percorsi politici di cambiamento alternativi a quelli dell’attuale sinistra istituzionale e storica, sbilanciata verso il centro e connivente con le destre e consideriamo l’Unità della Sinistra una Coalizione cementata su obiettivi chiari e analisi condivise.

Il Movimento Essere Sinistra è AUTONOMO perché non nasce da operazioni di dissenso interne ai partiti istituzionali della sinistra come il Partito Democratico, né da formazioni politiche apparentemente nuove ma che, in realtà, ricalcano la logica del potere imposto dall’alto per occupare abusivamente spazi istituzionali lasciati vuoti dalla sinistra parlamentare.

Rigettiamo i ravvedimenti tardivi e la prassi della cooptazione di politici di professione compromessi con l’attuale regime e bisognosi di riciclarsi.

Diffidiamo di tutte quelle operazioni politiche con obiettivi poco chiari e contenuti inesistenti dove si millanta una appartenenza all’area di sinistra e che promuovono nuovi partiti grazie alla visibilità mediatica dei loro leader nell’ottica esclusiva del consenso elettorale.

Queste realtà politiche verso cui diffidiamo parlano di una politica che si rivolge dall’alto verso il basso cercando un consenso che nelle loro mire è solo funzionale a profitti elettorali. Quel “basso” siamo noi e non intendiamo lasciarci incantare dai soliti ritornelli senza sostanza cantati goffamente da chi non ha mai conosciuto la società reale di chi lotta ogni giorno per sopravvivere e difendere il proprio lavoro e la dignità umana.

La società reale che soffre, lontana dai privilegi e dalle comodità di un sistema politico capace di addomesticare anche i più intransigenti avversari, è quella che rivendica con forza il diritto di riportare la democrazia dentro le istituzioni democratiche.
La nostra è quindi un’operazione inversa a quella tanto cara al marketing politico che tratta le istanze sociali come una qualsiasi merce su cui lucrare profitti e privilegi.

La volontà del nostro Movimento è quella di riportare al livello alto delle istituzioni le istanze di tutti coloro che dal basso rendono possibile con il loro sacrificio quotidiano l’esistenza stessa di questa civiltà.

La nostra è quindi un’operazione che va dal basso verso l’alto con il contributo libero di tutti coloro che in questo progetto si riconoscono.

ESSERE SINISTRA É UN MOVIMENTO DELLA SINISTRA RADICALE

Essere Sinistra è un movimento che si riconosce nei grandi ideali del pensiero socialista e libertario.

L’elemento specifico di un pensiero di sinistra si compie nella sua prassi e azione nella storia e si fonda sulla capacità critica di voler comprendere i processi storici così come vengono determinati, a partire dai rapporti di produzione, nel conflitto tra capitale e lavoro e nella forma specifica che essi assumono oggi nell’ambito del capitalismo neoliberista.
L’essere radicali nelle pratiche politiche non si riferisce solo al metodo di lotta nel rivendicare cambiamenti e diritti, metodo che intende restare pacifico e democratico pur nella certezza di una contrapposizione forte; la radicalità si riferisce alla necessità di intervenire alla radice dei problemi e delle contraddizioni politiche ed economiche per ridurre, fino ad annullare, gli effetti di un ritorno ciclico di squilibri economici e sociali, tipici dell’andamento del modo di produzione capitalistico.

Respingiamo la dittatura del pensiero unico del capitalismo che ha strumentalizzato il fallimento obiettivo dell’esperienza sovietica per decretare la fine delle ideologie e neutralizzare ogni ipotesi di rivendicazione politica alternativa al quadro di potere imposto dal capitalismo.

Tale strumentalizzazione presuppone il dogma di una sola ideologia superstite, quella del capitalismo appunto, che non ammette nessun altro mondo possibile. Infatti il capitalismo nella sua veste neoliberista viene dato come immutabile, come unica realtà possibile, e i rapporti all’interno del sistema economico come naturali. Noi riteniamo che il capitalismo sia solo una opzione storica, la peggiore, ma che è possibile e doveroso superare per organizzare la vita sociale e produttiva dei popoli alla luce di un nuovo Umanesimo.

Respingiamo chi sostiene che oggi non ha più senso una distinzione tra destra e sinistra.
Questa affermazione ha la sua ragione di essere solo se guardiamo alla composizione del Parlamento italiano, privo di una reale opposizione progressista e artefice delle peggiori politiche neoliberiste promosse da un governo in cui destre e sinistre si fondono nella gestione concorde del potere contro gli interessi delle classi lavoratrici e per la privatizzazione di tutti i servizi pubblici e i beni comuni.


                                                                                                                    Max