sabato 23 aprile 2016

MAI DIMENTICARE........VIVA LA RESISTENZA !!!!!

Il 25 aprile è la festa della Liberazione dal nazifascismo, giorno che viene festeggiato ogni anno in tutta Italia con eventi, concerti e manifestazioni. Una festa per ricordare un passato orribile terminato 71 anni fa.




                                                                                
 papa' Sergio con il mitra, ultime Brigate nere di Venezia arrestati al Lido di Venezia....28 aprile 1945



Il 25 aprile 1945 segna la vittoria della Resistenza Italiana sui nazifascisti. Quel giorno la città di Milano, sede del comando partigiano, insorge e prende il sopravvento sui fascisti. Anche Torino viene liberata. Ormai la maggior parte d'Italia è liberata e la guerra è sta per finire. Il 28 aprile Mussolini verrà catturato e giustiziato. I tedeschi si arrenderanno l'8 maggio, mentre i giapponesi lo faranno il 2 settembre di quello stesso anno.

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Un giornale del 25 aprile 1945 con una foto della liberazione di Milano

Questa giornata è diventata la festa della Liberazione dalla dittatura e ogni anno viene celebrata con manifestazioni in tutta Italia. Ma cosa successe in quei giorni? Perché la Resistenza è stata così importante per il nostro Paese? E, quindi, perché festeggiare?
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Manifestazione per commemorare il 25 aprile 

La Resistenza, insieme agli Alleati, ha combattuto a lungo per sconfiggere i fascisti e i nazisti: persone di tutte le estrazioni sociali e di varie vedute politiche si sono unite per ribellarsi alla dittatura. La loro lotta si è tradotta in una vera e propria guerra civile che da una parte vedeva gli italiani fascisti e dall'altra gli antifascisti. 

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Soldati americani festeggiati dai cittadini dopo la liberazione 

Chi combatteva nella Resistenza era un partigiano: i partigiani non erano un esercito vero e proprio, ma erano civili che si armavano come potevano e si riunivano in gruppi per attaccare in ogni modo il nemico. Le loro azioni si affiancavano a quelle consistenti degli eserciti alleati e uniti riuscirono a vincere. 
I partigiani e tutte le parti che si opponevano ai nazifascisti (cattolici, comunisti, liberali, socialisti, azionisti, monarchici, anarchici) erano riuniti nel Comitato di Liberazione Nazionale. Dopo la guerra, questo Comitato partecipò attivamente alla nascita della Repubblica. 

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La firma della Costituzione della Repubblica Italiana 

Grazie alla lotta unita fra tutti gli oppositori al fascismo, si è riusciti a ribaltare la dittatura e a porre le basi per uno stato democratico. Le radici della Repubblica Italiana sono da rintracciare proprio nella Resistenza: l'Assemblea Costituente (l'assemblea che scrisse la nostra Costituzione) fu in massima parte composta da esponenti dei partiti che avevano dato vita al CLN, i quali scrissero la Costituzione fondandola sulla sintesi tra le rispettive tradizioni politiche ed ispirandola ai princìpi della democrazia e dell'antifascismo. 

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La copia a stampa della Costituzione italiana e l'atto della sua promulgazione  

Ogni anno è importante festeggiare la libertà e la democrazia conquistate in quella giornata. Un modo molto bello di festeggiare è andare nei cortei che manifestano nelle varie città italiane. In strada le persone cantano, sventolano bandiere e celebrano con gioia e allegria la liberazione. In queste manifestazioni si possono ancora trovare (ma purtroppo sempre di meno!) i partigianiBambini, donne e uomini camminano a fianco di questi vecchietti arzilli e fieri che hanno combattuto per permettere a tutti noi di avere una vita migliore. Non a caso le persone in strada stringono loro la mano e li applaudono per ringraziarli. È un momento molto commovente ed emozionante.

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Partigiani: ieri e oggi  

Oltre alle manifestazioni si possono seguire alcuni gruppi che vanno nei luoghi storici della città per sostituire le corone di alloro commemorative per i caduti della guerra. Non solo si possono incontrare i familiari di chi ha partecipato in prima persona alla Resistenza, ma si possono anche scoprire monumenti e luoghi dove si è scritta la storia del nostro Paese. Magari ce n'è uno vicino a casa vostra e non ve ne siete mai accorti! 

Buona festa della Liberazione a tutti! Un abbraccio a mio papà Sergio nome da partigiano "Profesor"


                                                                                                              Max

mercoledì 9 marzo 2016

L'APPELLO AL VOTO UTILE: "GUADAGNATEVELO"

                                                             

Ormai è abitudine comune cercare qualcosa su google, così comune che ne è nato un verbo: googlare. Allora googliamo la parola utile e clicchiamo su immagini. Ecco cosa appare: legno e materiali da costruzione, arnesi, loghi di banche, brand, statistiche. Neanche un’immagine che rappresenti una scheda elettorale. Bizzarro. Non si fa che parlare di voto utile e lo strumento più inflazionato per la ricerca di informazioni non riporta nessun riferimento alle elezioni. Un caso?
Oggi ci si appella al voto utile per esortare i cittadini a non “sprecare” il loro voto buttandolo nelle mani di minoranze che disperderebbero l’unità necessaria per governare. Ma si può definire un voto “sprecato”? Come dire: tu che sei convinto di votare per qualcuno e per qualcosa stai sprecando il tuo tempo, il tuo voto è inutile. Che non significa altro che: sei inutile. E questo è il primo presupposto da considerare. Sei inutile perché la tua idea di futuro e la tua speranza finiranno nelle mani di chi perde, dallo a chi ha più probabilità di vincere. Secondo presupposto: il tuo voto ha senso solo se fa vincere.
Il terzo presupposto ha a che fare con l’idea di collettività. Appellarsi al voto utile (stiamo assecondando l’idea che si possa davvero parlare di voto utile, un po’ come si fa in matematica con le dimostrazioni per assurdo) sembra quasi esortare a eseguire un calcolo. Moltiplico l’utilità per la probabilità e da qui ne nasce la scelta da fare (secondo la teoria della decisione, si chiama massimizzazione dell’utilità). I criteri per prendere una decisione diventano numeri e la scelta il frutto di un calcolo. Davvero, quindi, votare significa calcolare?
Il quarto presupposto mette in questione l’assenza di contenuti. Relegare l’esercizio del voto a un mero calcolo utilità-probabilità significa non invitare l’elettore a ragionare nel merito delle proposte programmatiche della propria candidatura.
Il quinto e ultimo presupposto riguarda la dimensione della collettività. L’inganno dell’esortazione al voto utile è questa: uniamoci, creiamoci come forza, non dividiamoci, non disperdiamoci e votiamo tutti quanti per qualcuno. E detta così sembra davvero che l’unione faccia la forza. L’inganno, invece, consiste proprio in questo: chiedere il voto utile cela una soddisfazione soggettiva e individuale. Non tiene conto del tutti, ma tiene conto dell’uno, cioè di chi lo chiede. Il punto di vista viene spostato dalla parte del politico e non dell’elettorato. Io ti chiedo di non votare per x e di votare per me. Quando, invece, io dovrei chiederti di votare per chi tu vuoi e chi tu ritieni giusto.
Quindi, voto utile significa: se voti per x il tuo voto è inutile, se voti per me hai maggior probabilità di vincere, se calcoli bene capirai da solo che conviene, non importa quello che sto proponendo, ascolta me e non ascoltare te.
Strano. Io ho sempre pensato che l’unica utilità del voto fosse poter scegliere da chi essere rappresentata. È necessario, allora, ragionare su questi cinque presupposti, perché sono un non-detto che pesa, che bisogna portare alla luce.
I giochetti sono finiti per tutti.........non mi rompete piu' le palle con la pseudo paura di consegnare "il potere" agli avversari.....imparate a governare, finitila con le mazzette... finitila con le spese sporche della politica e dei privilegi....e finitila di giocare con il figurante che volete eleggere, martire e vergine??? non mi interessa....io guardo il retrobottega.....e di porcherie nei retrobottega......."ABBONDA"
Vuoi ilmioprossimo voto????????................."GUADAGNATELO"!!!!!!

                                                                                                      Max