lunedì 7 novembre 2016

LEGALIZZAZIONE DI UNA DITTATURA.............


                                                                             


… la storia siamo noi …
Bene!, a quelli come me, che mai si son fidati dei clown per forza e dei buffoni in genere, stamane tocca dire, per quanto non ci piaccia e ci rompa immensamente i santissimi: “ … io l’avevo detto e scritto; il compito del bimbo minchia è quello di distruggere ciò che resta non solo del Pd, ma della sinistra ovunque collocata …” essendo oramai accertato che quel partito, da quella nomina in poi, di sinistra non aveva assolutamente più nulla! .
Il Mondo del SI’ è, oggi, decisamente in svantaggio e dunque lo scontro adesso, se Renzi ed i proprio sodali, compreso quell’altro voltagabbana di Cuperlo, vogliono avere una sia pur minima speranza di vittoria, deve essere radicalizzato e spostato sulla vera questione che sancirà l’iter italiano dal 5 dicembre in poi: la legalizzazione di una DITTATURA MINORITARIA e la consacrazione di un novello caudillo, di un reinventato duce, chiunque egli fosse a rispondere ai burattinai nascosti dopo una elezione farsa e, infine, la rinascita dell’assolutismo in un paese che di caduti per protervia e per prevaricazioni varie, ne vede già di suo nella quotidianità di uno scorrere fatto di vittime sul lavoro, di vittime per la mancanza di lavoro, di suicidi per la distruzione di imprese, di vittime per la fame, di vittime per mancanza di cure, di vittime per una vecchiaia ad aver perso ogni forma di dignità.
Nella settima Leopolda, proprio mentre le forze dell’ordine, quale ordine santo Iddio, quale ordine?, colpivano e manganellavano, e sfogavano indiscriminatamente, su uomini e donne, giovani e vecchi, dimostranti per la libertà di opinione e per la democrazia, la propria frustrazione per delle condizioni a viversi decisamente sfruttate e mal retribuite, Matteo Renzi tirava le somme della propria azione e raggiungeva l’apice della attuazione del piano Propaganda P2: “ la scomparsa della sinistra e la nascita di una nuova DC nelle sue forme più retrive e pessime: quelle dei Tambroni e degli Scelba, dei Cossiga di Gladio, degli Andreotti servi dello straniero, nonché quella del PNF (partito nazionale fascista; ndr), nel riportare sé stesso al centro della disputa, consacrando, così, la nascita del PdR (partito di Renzi) o del PdN (partito della nazione) che dir si voglia, al grido urbi et orbi di: “ … se vincono i NO si va al voto … “ presentando il tutto come una minaccia, quasi che il voto fosse una jattura e non la sacra espressione della volontà popolare.
Nell’accorato appello ai propri sodali, prostrati e proni davanti al vate vendicatore, Matteo Renzi accoglieva braccia al cielo e sguardo estasiato, l’ululato dei lupi famelici, a non esser altro che quei moderati del cavolo tra cui il buffone storico cercherà di recuperare i voti che gli mancano.
Il tristo ululato indirizzava, a quella misera cosa che è la sinistra pd, un “ … fuori, fuori, fuori … “ di cui non ci sarebbe stata nessuna necessità se, proprio quella pseudo sinistra, avesse mai avuto un minimo di dignità e di orgoglio per un passato che nella persona di Enrico Berlinguer seppe dire dei NO anche alla santa madre Russia, genitrice deviata di una idea che ha tutte ed ogni valenza, sopra tutto e tutti, ancora oggi nel 2016.
Sarebbe bastato quel minimo ed oggi forse staremmo già a buon punto per la ricostruzione di un partito di opposizione capace di essere controllore e regolatore di un cammino che, viceversa, si fa sempre più scabroso e pericoloso anche e persino per quegli che ritenesse il bimbo minchia solo il minore dei mali possibili.
Tutto ciò in fieri, sempre ammesso che i tanti “ras, er meglio del tufello “ che si auto dipingono capi di ognuna delle tante anime di una sinistra, ideologica, vera ma allo sbando, fossero già riusciti a capire che apparire non serve a nulla e che si è già da tempo raggiunto il punto in cui “ occorre uscire dalle fabbriche e dalle officine “ per far tornare a “ fischiare il vento “ su di un “pueblo unido”.
Dunque non già e non più la sacra lotta salvifica per la difesa della nostra Costituzione, ma RENZI SI’ o RENZI NO.
Dunque un NO DECISO senza tentennamenti, perché e ora, il pericolo diventa reale, giacché questo è il paese dei pecoroni sadomaso che preferiscono i bruciori anali ai mal di testa da pensiero autonomo e libero; perciò ed ancora di più occorre presentare, a ciascuno a far parte di quella marea di indecisi e di astensionisti che potrebbero girarsi al SI’ portando l’Italia e gli italiani ad una NON PARTECIPAZIONE per il prossimo ventennio, ad essi bisogna spiegare, dicevo, la realtà a divenire in un TUTTO TONDO a comprendere la distruzione di una Costituzione …
per il battesimo di un DUCE ed il funerale di una DEMOCRAZIA.

                                                                                                                             Max

venerdì 28 ottobre 2016

REDDITO DI CITTADINANZA???NO GRAZIE MEGLIO IL LAVORO

                                                                                     




La tendenza del sistema va verso una disoccupazione strutturale di massa. Con la rivoluzione industriale i posti di lavoro perduti nell’agricoltura furono in parte recuperati nell’industria. La progressiva automazione ha fatto perdere posti di lavoro nell’industria, in parte recuperati nei servizi. Ora si prospetta una progressiva automazione anche nei servizi. Sta scomparendo la figura del bigliettaio nei trasporti pubblici, il personale negli uffici e nelle banche viene ridotto drasticamente, come i commessi dei supermercati. Sono già in produzione auto e mezzi di trasporto che non hanno bisogno del guidatore. Il risalto che è stato dato al primo incidente stradale in cui è incorsa un’auto dalla guida completamente automatica è probabilmente l’estrema difesa dei produttori tradizionali non ancora attrezzati per questa nuova rivoluzione tecnologica. Che sarà presto una certezza.
Le Stampanti 3D ridurranno ulteriormente e drasticamente i posti di lavoro nell’industria, nell’artigianato e nell’edilizia. Il personale addetto alla produzione e alla manutenzione dei nuovi macchinari non sarà mai tanto numeroso quanto quello che sarà espulso dai processi produttivi.
Gli unici posti di lavoro che resteranno saranno quelli del personale tecnico specializzato, della manovalanza generica, dei servizi alla persona e delle libere professioni.
Una piccola minoranza della popolazione teoricamente in età di lavoro sarà di fatto impiegata in modo continuativo. Quella minoranza produrrà e distribuirà tutto il necessario.
L’automazione è un processo inarrestabile perché inarrestabile è l’esigenza di aumentare la produttività in un sistema di libera concorrenza. Più macchinari e meno personale. Questo comporta una caduta tendenziale del saggio del profitto, essendo il profitto determinato soprattutto dallo sfruttamento di una manodopera in costante diminuzione. Ma il profitto è il fine del sistema, per cui la tendenza al suo calo è la contraddizione fondamentale del sistema stesso.
Raramente si leggono questi rilievi, forse perché su di essi ha insistito Marx e non sia mai che la sua barba venga rievocata. La massiccia immigrazione che mette a disposizione manovalanza generica può essere letta come un tentativo di contrastare la caduta tendenziale del saggio del profitto. I problemi sociali che essa provoca fanno però sì che il sistema non possa trarne tutti i benefici che vorrebbe.
In conclusione, si va verso percentuali di disoccupazione sempre più elevate. Una minoranza della popolazione produrrà tutto il necessario.
Cosa fare della maggioranza che resterà esclusa dal mercato del lavoro per lunghi periodi o addirittura per l’intera vita? Da queste considerazioni nasce la proposta di un Reddito di Cittadinanza (RdC). Proposta ancora nebulosa e contraddittoria.

                                                                                                            Max