IUS SOLI........NOTIFICA PER ULTRA FASCISTI E LEGHISTI DEL NUOVO MILLENNIO e qualche COGLIONCINO
Il legame tra la persona e lo Stato è un legame di appartenenza.
La cittadinanza non è altro che appartenenza ad uno Stato e da questo legame derivano diritti e doveri.
Ogni Stato definisce i criteri di questa appartenenza e ogni Stato stabilisce in maniera autonoma la linea di demarcazione tra cittadini/appartenenti e non-cittadini/estranei.
In tutti i Paesi i criteri di appartenenza sono riconducibili a quattro categorie:
1) Per nascita da genitore cittadino (ius sanguinis);
2) Per nascita sul territorio dello Stato (ius soli);
3) Per matrimonio con un cittadino (iuris communicatio)
4) Per beneficio di legge rispondendo a requisiti predeterminati (in Italia: per essere residenti ininterrottamente per 10 anni; per essere nati da genitori stranieri e se si risiede ininterrottamente fino a 18 anni facendo domanda entro i 19 anni).
In Francia vige il principio dello ius soli per cui coloro che nascono sul territorio francese da genitori anch’essi nati in Francia, sono cittadini francesi. In Francia lo ius soli vige già dal 1515 ma in Francia la cultura dei diritti umani è certamente più interiorizzata che altrove e non è un caso che in quello Stato nel 1789 fu emanata la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino.
Anche in altre nazioni come la Spagna, la Germania, il Brasile, l’Argentina, gli Stati Uniti, per citarne alcuni, vige lo ius soli, anche se con differenti modalità di accesso.
Le norme più restrittive sono quelle italiane e quelle svizzere.
L’incremento dei flussi migratori ha imposto agli Stati di affrontare le conseguenze connesse alla condizione di stabilità sul territorio dello Stato da parte dei non-cittadini e dunque la cittadinanza diventa il limite dell’appartenenza ad una comunità per concedere o negare, sostanzialmente, l’esercizio dei diritti politici.
Gli emigranti italiani di terza e quarta generazione, che non hanno alcun legame diretto con l’Italia, e non è infrequente che non ci siano mai stati, partecipano alle elezioni politiche, mentre i non-cittadini/estranei pur pagando le tasse nel nostro Stato, non hanno la possibilità di esercitare il diritto di voto.
E’ indubbio che le problematiche dell’immigrazione non si siano mai storicamente risolte con l’esclusione ma abbiano trovato una svolta di equilibrio attraverso legislazioni che hanno favorito l’integrazione.
L’adozione del criterio dello ius soli è certamente una modalità che va nel senso della soluzione delle problematiche derivanti dai flussi di immigrazione.
Attraverso la regolamentazione della cittadinanza lo Stato è posto nella condizione di esprimere la sua volontà politica di attuazione o meno del principio di uguaglianza stabilendo le condizioni di superamento del mero profilo giuridico-formale per attuare piuttosto un principio sostanziale di valorizzazione di etnie diverse, di principi religiosi differenti, di culture differenti, nella prospettiva di una integrazione che si alimenta del reciproco riconoscimento delle singole specificità.
In Italia il principio di uguaglianza non è culturalmente interiorizzato.
Ancora molti confondono il principio di uguaglianza con la escludente affermazione di stampo religioso secondo la quale “siamo tutti uguali perché siamo tutti figli di dio” e dunque chi non è figlio “dello stesso dio” non può essere uguale.
Al di là delle devianze religiose, il principio di uguaglianza significa piuttosto che tutti hanno accesso agli stessi diritti e devono rispondere degli stessi doveri e non significa di certo che siamo tutti uguali.
Se la cittadinanza è pur sempre il legame tra l’individuo e l’autorità statale, in un contesto storico come il nostro, nel quale molte delle autorità statali sono state cedute ad istituzioni sovranazionali e organisti comunitari, la cittadinanza ha già subito una mutazione con un evidente superamento delle schematizzazioni tradizionali, tanto che si è fatto largo il concetto di cittadinanza comunitaria.
Mutare la legislazione in Italia sull’accesso alla cittadinanza e dunque anche quella del criterio dello ius soli, è indubbiamente un passo verso la valorizzazione del principio di uguaglianza nella consapevole presa d’atto che siamo già una società connotata dal multiculturalismo.
In questo frangente si inserisce una sentenza del Tribunale di Lecce del marzo del 2013 che sancisce: “È cittadino italiano non solo lo straniero che, al momento della nascita, è stato iscritto all’anagrafe e possedeva il permesso di soggiorno, ma anche chi, semplicemente, aveva i requisiti di fatto per ottenere sia iscrizione che titolo, sebbene nessuno si sia attivato per richiederli”.
Questa sentenza sottolinea la necessità di rivedere la legislazione sui criteri di attribuzione della cittadinanza non solo nell’ottica di una più efficiente attuazione della normativa vigente, ma di una revisione generale dei criteri di accesso includendo lo ius soli che allineerebbe la legislazione italiana a quelle più avanzate.
Scontiamo purtroppo una diffusa povertà culturale che associa lo straniero al crimine anche quando le statistiche dell’ISTAT dicono il contrario.
Le statistiche dicono anche che le percentuali di crimine diminuiscono se gli stranieri diventano regolari, non solo in riferimento alla condizione di clandestinità, ma in riferimento ai reati più diversi.
L’ostilità con la quale sovente si discute dello ius soli è indicativa di come i vincoli di identità sociale, o etnica o religiosa o politica, interpretati in maniera escludente, siano la cartina tornasole della povertà culturale della popolazione italiana, in bilico tra la sudditanza psicologica e giuridica ad una monarchia confinante e l’incapacità di difendere i principi ispiratori sui quali si è fondata la Nazione che qualifica la propria cittadinanza.
Max
Nella mente degli uomini cominciano le guerre, e nella mente degli uomini devono essere erette le difese della Pace. Con le pietre che ci ostacolano la strada si possono costruire cose meravigliose
venerdì 16 giugno 2017
venerdì 9 giugno 2017
BASTA PARLARE DI RENZI PER CARITA'................
Leggere
mi consente di riflettere attentamente....questa volta
sull’evoluzione della specie.
Avevo sempre creduto, infatti, che il processo evolutivo avesse
seguito per grandi linee questo percorso: esseri venuti dal mare –
abbiamo nel sangue quasi tutte le sostanze contenute nell’acqua
marina – si adattano a vivere tra acqua e terra. Più o meno
anfibi, questi organismi si modificano al punto di abbandonare il
mare e vivere stabilmente sulla terraferma. Tra le specie che meglio
sanno adattarsi, una si distingue tra tutte: la scimmia antropomorfa.
Passo dopo passo, la coda si atrofizza e oggi non è che un’appendice
estrema della colonna vertebrale, il coccige, testimone di ciò che
fummo in un tempo che ritenevo lontano. A noi non restano che alcune
vertebre saldate tra loro e prive di una funzione reale. Fermamente
credevo che, partiti, dal mare e approdati a terra, per mille vie e
nel corso di un tempo che è molto più lungo delle età della
storia, ci fossimo trasformati in quello che siamo. Credevo anche che
questo valesse per tutti noi. E’ proprio vero, però, che nessuna
scienza è mai così esatta che non si possano registrare delle
inspiegabili contraddizioni.
Prendete
la politica, per esempio, e osservate uno dei suoi esemplari più
noti: il “leader di sinistra”.
Se
si mettono assieme gli elementi che possediamo, è facile credere che
ad un certo punto del cammino, nonostante le differenze enormi –
riformisti, rivoluzionari, socialisti, socialdemocratici, comunisti e
chi più ne ha più ne metta – nonostante questo e molto altro, la
trasformazione c’è stata: Bordiga, Gramsci, Togliatti, Berlinguer
per quanto lontani tra loro ti sembrano della stessa famiglia. Poi,
però, qualcosa deve essere evidentemente accaduta; quando ti trovi
davanti a Renzi, infatti, i conti non tornano e te ne rendi conto con
dolorosa chiarezza. Per carità, la coda non si vede, ma come
escludere che la tenga prudentemente nascosta? Riformista,
rivoluzionario, socialista, socialdemocratico, comunista? Nulla di
nulla e forse l’esatto contrario. Tutto ti fa pensare davvero a una
misteriosa involuzione: l’homo sapiens si è modificato anche
nell’aspetto esteriore. Per ora si tratta di sfumature, dettagli –
occhi lievemente spenti e una fissità da bambolotto di plastica, che
sconcerta – ma il processo involutivo, tuttavia, il pericoloso
ritorno ai pitecantropi non richiede approfondite analisi o
dimostrazioni. Il passaggio dalla scimmia antropomorfa ai suoi
lontani antenati si documenta da solo. “Renzi, fuori la coda!”,
ti viene da esclamare ma, se ti fermi e rifletti, ti rendi conto che,
oltre al leader, ci sono in giro tre milioni di figli dell’homo
sapiens che l’hanno votato! Un dubbio angoscioso allora ti sorge:
non è che le involuzioni sono contagiose? Se è così, vade retro
Renzi, alla mia età, ci manca solo la coda!
Max
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