lunedì 8 luglio 2019

PD....5 STELLE....LEGA......"SCHIFEZZA"

Sulla SeaWatch è morto il Movimento 5 Stelle
     

Sulla SeaWatch è morto il Movimento 5 Stelle

Tra le conseguenze politiche delle crisi umanitario-mediatiche costruite da Matteo Salvini sulla pelle dei migranti della Sea Watch 3 e dell’Alex ce n’è una particolarmente rilevante: la definitiva auto-ascrizione del Movimento 5 Stelle al fronte delle destre estreme europee.
Nelle stesse ore, Luigi Di Maio proponeva la confisca di ogni nave umanitaria che entri nelle nostre acque «violando la legge» e il suo sparring partner Alessandro Di Battista affermava che «l’accoglienza non è un valore» e che le ONG lo «annoiano». E, quel che più conta, nemmeno una voce in dissenso con tanta mostruosità si è levata dal Movimento. Se sul piano tattico si tratta evidentemente dell’accecamento che prelude alla catastrofe finale (cioè alla divisione tra Salvini e l’astensione dei voti conservati dopo l’apocalisse delle Europee), su un piano culturale e più propriamente politico siamo di fronte alla fase terminale di una mutazione identitaria. Un movimento politico che quattro anni fa candidava al Quirinale Stefano Rodotà (considerando anche i nomi di Lorenza Carlassare, Salvatore Settis, Gustavo Zagrebelsky, Paolo Maddalena, per non dire quelli di Bersani e Prodi…) oggi si schiera su posizioni violentemente anticostituzionali, provando (pateticamente) a insidiare da destra un Salvini cui ha regalato (certo con la complicità di Renzi e Mattarella) il Paese.
Si potrà discutere a lungo sulla necessità o meno di questo esito. Ha certamente ragione chi oggi rivendica l’antico sospetto fondato sull’assenza di democrazia interna del movimento, sul controllo della Casaleggio, su un viscerale antiparlamentarismo e sull’evidente matrice destrorsa dei due leaders fratelli-coltelli. D’altra parte, l’uscita – già mostruosa – di Di Maio sulle ONG come “taxi del mare” risale al del 30 aprile 2017.
Personalmente, rivendico il tentativo di aprire un dialogo critico, da sinistra, col Movimento. Non solo perché il Movimento avrebbe potuto essere un argine contro l’esito, poi invece verificatosi, di una destra estrema maggioritaria: ma proprio per alcune posizioni politiche (poi tutte immancabilmente tradite) e per il fatto (difficilmente trascurabile) che il Movimento intercettava milioni di voti di sinistra (di sinistra oggettivamente: perché provenienti dalle classi subalterne; e soggettivamente: una percentuale altissima di iscritti alla Cgil, per esempio).
Si potrebbero citare le bandiere dell’acqua pubblica e l’opposizione alle grandi opere (il TAV su tutte), ma il caso più clamoroso è quello del reddito di cittadinanza: il Movimento all’opposizione aveva sposato formalmente la proposta di Libera e della Rete dei Numeri Pari, un vero reddito di base e di dignità, straordinariamente di sinistra; ma il Movimento al governo ha approvato un reddito di sorveglianza non solo largamente inefficace, ma terribilmente autoritario e di destra.
L’interlocuzione da sinistra con il Movimento, lo rivendico, era necessaria: e se fosse stata più partecipata e strutturata avrebbe forse potuto avere più influenza sulla base di sinistra dei pentastellati.
Mi si permetta qua di rivendicare che, da parte mia, questa interlocuzione non solo non si è tradotta in alcun vantaggio personale (ho rifiutato di fare l’assessore a Roma e il ministro dei Beni culturali del Governo Conte e, da ultimo, ho annunciato di non candidarmi a fare il direttore degli Uffizi, ogni volta argomentando pubblicamente questi dinieghi) ma, salvo l’invito a votare per la Raggi a Roma (invito che allora era, lo penso ancora, l’unico sensato), non si è nemmeno mai concretizzato in una indicazione di voto.
Alla vigilia delle decisive politiche del 4 marzo 2018 (giunte al termine di una lunga campagna elettorale in cui avevo provato, senza successo, a  costruire qualcosa a sinistra col percorso del Bracaccio) esaminai, scartandole una ad una, le varie opzioni di voto, e conclusi così: «E allora? I 5 Stelle, forse? Bisogna pur riconoscere che moltissimi cittadini di sinistra votano per loro. E che, anzi, la massa, il popolo, l’eccedenza che la Sinistra non trova più è in gran parte lì, oltre che nell’astensione. Ci sono i più poveri, i sommersi, gli sconfitti, i ragazzi: quelli a cui la Sinistra dovrebbe ricominciare a parlare. Ma non c’è dubbio che il Movimento, così come è oggi, non è di sinistra. Per gli ambigui silenzi sull’antifascismo, per le ambigue parole sui migranti, per le parole purtroppo chiare contro la patrimoniale, e per molto altro ancora. E soprattutto per la sua sterzata “di sistema”. Mi spiego. Il motivo per cui una parte del popolo di sinistra vota 5 stelle, è perché vi vede una forza programmaticamente anti-sistema: e chiunque viene schiacciato da questo sistema è tentato di votarli, se non altro per istinto di sopravvivenza. Magari sforzandosi, o illudendosi, di sentir gridare “giustizia” (sociale) laddove invece si grida “onestà”. Ma qualcosa è cambiato: la campagna elettorale è stata tutta giocata sull’integrazione nel sistema. Lo slogan implicito “non siamo barbari” rischia di scoraggiare proprio chi – come me – vorrebbe i barbari: per abbattere un impero marcio fino al midollo» (https://www.huffingtonpost.it/tomaso-montanari/per-chi-non-voto-domenica_a_23374817/).
La storia del governo nato da quelle elezioni ha visto sciogliere tutte le ambiguità dei Cinque Stelle nel peggiore dei modi: e cioè con una virata all’estrema destra che in questi giorni diventa irrevocabile. L’ultimo chiodo che manca alla bara del Movimento delle origini (e cioè l’assenso al TAV in Val di Susa) sembra del resto prossimo.
Vorrei però tornare sulla fine del mio ragionamento del marzo 2018: l’assimilazione del Movimento al sistema.
In queste ore a scagliarsi contro coloro che avevano provato ad aprire ai Cinque Stelle a sinistra (e dunque anche contro chi scrive) sono soprattutto gli esponenti del Pd renziano. Ciò che sfugge loro (e non potrebbe essere altrimenti) è che il problema del Movimento è proprio quello di essersi rivelato troppo simile al Partito Democratico, non troppo diverso. La teorizzazione esplicita della fine della distinzione tra sinistra e destra è stata la bandiera tanto di Renzi quanto dei grillini. Di Renzi e del renzismo: nell’editoriale di insediamento alla guida di Repubblica, per esempio, Mario Calabresi scrisse ciò che Renzi aveva scritto in una prefazione a un celebre saggio di Bobbio su destra e sinistra, e cioè che «la nostra società, senza aspettare la politica e dividendosi più sull’asse tra conservatorismo e innovazione che su quello destra-sinistra, ha aggiornato la sua agenda».
Diciamolo guardando ai fatti: dallo smantellamento dello Stato (dello Stato sociale, e dello Stato tout court) alla precarizzazione del lavoro, dalle politiche securitarie (culminate in quelle del gemello di Salvini, Minniti) allo scardinamento della democrazia parlamentare, il Partito Democratico (e le sue matrici, dal 1989 in poi) hanno fatto una politica di destra incomparabilmente più devastante di quella che il Movimento 5 Stelle sta facendo in questi mesi. Questo, ovviamente, non assolve affatto i pentastellati: anzi. In fondo Renzi e Di Maio sono – generazionalmente e culturalmente – due facce della stessa medaglia, e cioè di una generazione cresciuta senza una qualsiasi sinistra all’orizzonte.
Leopardi diceva che «la vita e l’assoluta mancanza d’illusione, e quindi di speranza, sono cose contraddittorie»: dopo gli eventi di questi giorni, anche i più speranzosi osservatori della vita politica italiana hanno un’illusione (e dunque una speranza) di meno.
E il risultato è che alla destra del Pd e a quella dei Cinque Stelle (entrambi senza una visione del mondo che non sia, nel primo caso, la difesa dello stato delle cose e, nel secondo, una inconcludente e impotente rabbia contro lo stato delle cose) fa da contraltare solo la destra di Salvini: che una visione purtroppo ce l’ha. Nera, distopica, mostruosa: e soprattutto senza nessuno che le sappia opporre qualcosa per cui valga la pena di combattere.
Nel primo capitolo di Omaggio alla Catalogna, George Orwell indica nella Barcellona del 1936, governata dai lavoratori, esattamente questo: qualcosa per cui valga la pena di combattere. È urgente tornare a dirci qual è la nostra Barcellona. E poi tornare a combattere.
                                                                                                                             Max

martedì 4 giugno 2019

GRANDI NAVI.......VOGLIAMO LA VERITA'




SIAMO IN MANO A DEI POLITICI CRETINI, IN QUESTO CASO NON MI INTERESSA L'ORIENTAMENTO POLITICO.....CRETINI E BASTA.
SONO ANNI CHE PARLANO DI VENEZIA A VANVERA, LA MIA CITTA' E' SOLO FONTE DI DENARO.
DURANTE LE CAMPAGNE ELETTORALI CI VENDONO DEPLIANT E PROMESSE PER QUESTA NOSTRA CITTA'.....POI NOI ELETTORI FESSACCHIOTTI CADIAMO SEMPRE NELLE LORO MISERE BUGIE.
I GRANDI, I POTENTI, LE MULTINAZIONALI, LO SANNO BENISSIMO QUANTE BUGIE RACCONTANO SU QUESTA CITTA'.
CIRCOLA DA ANNI LA STORIELLA STRAPPA LACRIME CHE SENZA LE NAVI NEL BACINO DI VENEZIA SI POTREBBERO PERDERE MOLTISSIMI POSTI DI LAVORO.......
E' SEMPLICEMENTE UNA GRANDISSIMA CAVOLATA, MA SU QUESTO I PARTITI CAVALCANO GLI EFFETTI SUI MEDIA, L'OBIETTIVO E FARE CONSENSI, E I PARTITI CON IL TURISMO GIOCANO CON LE RISPETTIVE CATEGORIE.
PERO' MOLTI SI DIMENTICANO CHE NELLA VITA BISOGNA AVERE IL CORAGGIO DI METTERE SUL TAVOLO, NON SOLO CONTRATTI O ACCORDI, MA SEMPLICEMENTE LA VERITA'.
NEL SETTORE TURISTICO SI GUADAGNA, INUTILE NEGARLO..... BISOGNA VEDERE PERO' COSA LA CITTA' TI OFFRE..... SULL' ARGOMENTO PREZZI O DI FURBETTI DEL SETTORE EVITO DI PARLARE, NON ENTRO NEMMENO IN MERITO.....
LA GENTE DEVE CAPIRE CHE VENEZIA E' UNA CITTA' SPECIALE, VENEZIA NON HA NESSUNA AGEVOLAZIONE DA PARTE DELLO STATO, MA TUTTI DEVONO SAPERE CHE TUTTA LA MERCE CHE ARRIVA VIA TERRA, QUANDO SI FERMA NELLA ZONA DI SCARICO DEL TRONCHETTO (UNA LOCALITA' DI VENEZIA), PER CONSEGNARLA ALLE AZIENDE, AI PRIVATI, AGLI ESERCENTI, AI COMMERCIANTI, AGLI ARTIGIANI.... QUESTE CATEGORIE DEVONO SOSTENERE ALTRE SPESE RIGUARDANTI LE CONSEGNE EFFETTUATE ATTRAVERSO IL SERVIZIO PRIVATO DEI TRASPORTI LAGUNARI, DUNQUE AUMENTA TUTTO, COMPLETAMENTE TUTTO...QUALSIASI GENERE.
UNO STATO, UN MINISTRO , UN CAPO DI UN PARTITO SI E' MAI POSTO QUESTO PROBLEMA?? ”PERCHE' STATUTI SPECIALI SOLO A CERTE REGIONI, PROVINCE, CITTA' DI FRONTIERA ECC. ECC.....E PERCHE' A VENEZIA NULLA?”
DUNQUE PER RITORNARE ALL'INCIDENTE DI DOMENICA 2 GIUGNO 2019 ALLA MARITTIMA DI VENEZIA......L'OPINIONE PUBBLICA DEVE SAPERE CHE SIAMO L'UNICO PORTO IN ITALIA – E NON DICO NEL MONDO – CHE E' ASSOLUTAMENTE SPECIALE, PASSARE PER VENEZIA E' UN'ATTRAZIONE, VENEZIA PATRIMONIO DELL'UNESCO, DUNQUE SE VENEZIA COME PORTO E' SPECIALE CREDO SIA OVVIO CHIEDERE SE IL PORTO HA QUALCOSA IN CAMBIO DI SPECIALE...NULLA!!!
MA SE UNA NAVE DA CROCIERA ENTRA IN VENEZIA VORREI SEGUIRE UNA SCALETTA PER CAPIRE QUALI SAREBBERO LE CATEGORIE CHE DOVREBBERO ESSERE PENALIZZATE NELL'EVENTUALITA' DI UN BLOCCO DEFINITIVO DEL PASSAGGIO DELLE GRANDI NAVI.
APPENA UNA NAVE ARRIVA A VENEZIA ECCO LA PROGRESSIONE DI QUELLO CHE SI VERIFICA....:
1) PRIMA FIGURA IN ORDINE E' “IL PILOTA” COLUI CHE VIENE TRASPORTATO SULLA NAVE, PRENDE IL COMANDO E ATTRAVERSANDO VENEZIA LA PORTA A DESTINAZIONE. E' UFFICIALE DIPENDENTE, CREDO O DELLA DITTA DI RIMORCHIATORI O DELLA CAPITANERIA DI PORTO
2) I RIMORCHIATORI
3) INFINE GLI ORMEGGIATORI.
QUESTE FIGURE NON SUBISCONO NESSUNA PENALIZZAZIONE
4) SCARICO DELLE VALIGIE, LA DITTA TRASBAGAGLI DI VENEZIA NON SUBISCE NESSUNA PENALIZZAZIONE
5) TAXI PUBBLICI O PRIVATI NESSUNA PENALIZZAZIONE
6) AUTOBUS PRIVATI NESSUNA PENALIZZAZIONE
7) TAXISTI TRASPORTO ACQUEO LAGUNARE, NESSUNA PENALIZZAZIONE
8) MEZZI ACTV COMUNALE, NUOVA LINEA NESSUNA PENALIZZAZIONE
9) NEGOZI VARI, BAR RISTORO, SOUVENIR, TABACCHI, EDICOLE VENGONO SPOSTATI DA VENEZIA A PORTO MARGHERA, ANCHE QUESTE CATEGORIE NON SUBISCONO PENALIZZAZIONI
10) DITTE DI RISTORAZIONE, CARICO SCARICO LAVANDERIA, CARICO GASOLIO, NON SUBISCONO PENALIZZAZIONI
11) TARIFFA PORTUALE O COMUNALE RIMANE INVARIATA LA TASSA SI PAGA.
PER QUANTO RIGUARDA IL SERVIZIO TURISTICO DEI GONDOLIERI E SANDOLISTI NON E' NECESSARIA LA PRESENZA DELLA CATEGORIA NELL'AREA PORTUALE, PERTANTO IL SERVIZIO SI TROVA IN CITTA', NESSUNA PENALIZZAZIONE AL RIGUARDO.
A QUESTO PUNTO VORREI CHIEDERE.... MA CHI SAREBBE PENALIZZATO ?? NESSUNO……..ANZI SI POTREBBE CREARE ANCORA POSTI DI LAVORO.....
VENEZIA ABBONDA DI TUTTO..... GNI ANGOLO E' UN ALBERGO O UN B&B E ANCHE IN QUESTO CASO RIMANGO IN CANONICO SILENZIO......ALTRIMENTI I MIEI FAMOSI MISSILI “VAFFANCULTOMAHAWK” NON RISPARMIEREBBERO NESSUNO.
SIGNOR SINDACO, LEADER POLITICI, AUTORITA' MARITTINE......SIAMO FORSE SOTTO RICATTO DI QUALCUNO??? FORSE GLI ARMATORI O LE GRANDI MULTINAZIONALI TURISTICHE CHE CI IMPONGONO QUALCOSA??? FORSE LE CATEGORIE DEL SETTORE TURISTICO VUOLE GUADAGNARE ANCORA DI PIU'???
A VOI OPINIONE PUBBLICA.......”L'ARDUA SENTENZA”

                                                                                                                                   Max