giovedì 13 febbraio 2020

VOGLIO UNA GIORNATA DEDICATA ....."AL RICORDARSI TUTTO"


Tolleranza e intolleranti
Indifferenza
La questione, tornata prepotentemente di attualità con il moltiplicarsi delle azioni razziste contro ebrei, neri, diversi in genere, era già stata messa perfettamente a fuoco nel 1945 da Karl Popper nel suo “La società aperta e i suoi nemici”: «La tolleranza illimitata – scriveva – porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo la tolleranza illimitata anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo preparati a difendere una società tollerante dall’assalto dell’intollerante, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con loro».
E allora le domande successive sono spontanee e inevitabili: il sistema democratico può consentire che, al proprio interno, si sviluppi un attacco al sistema democratico? E se lo stato di diritto non consentisse ai propri nemici di esercitare la critica più radicale, resterebbe uno stato di diritto? Sembra quasi che la condanna a morte delle democrazie sia già scritta: o muoiono perché cancellate da un autoritarismo, o cessano di esistere in quanto subiscono una mutazione che le stravolge profondamente. Del resto, l’intolleranza contro gli intolleranti tende a censurare, la censura nasconde le ragioni altrui e, quindi, fa crescere l’intolleranza stessa e innesca un circolo vizioso molto difficile da interrompere e che troppo comodamente saremmo tentati di liquidare definendolo un paradosso.
Se, poi, alle considerazioni di Popper a guerra appena finita, aggiungiamo quella potente accelerazione impressa da internet e dall’assoluta mancanza, non soltanto di censura, ma addirittura di quel semplice controllo antitruffa non previsto dalle legislazioni attualmente in vigore nelle nazioni democratiche, ci si rende conto che la situazione sta diventando di una gravità terribile. La campagna d’odio portata avanti da Salvini è un esempio di come l’intolleranza può diventare efficace propaganda; l’alleanza più che possibile – a Udine è già realtà – tra Lega, Fratelli d’Italia e partiti che si rifanno esplicitamente al fascismo è già diventata terrificante realtà politica.
L’argomento è difficile e scivoloso, ma davanti all’incitamento all’odio e al fatto che questo sprone sta dando frutti sempre più frequenti, visibili e pericolosi, muoversi diventa un dovere e credo che sia possibile farlo senza abbassarsi agli infimi livelli di coloro che tracciano ancora croci uncinate, urlano vergognosi slogan fascisti, o si scagliano fisicamente contro coloro che magari sono anche italiani, ma hanno pelle, lingua, religione, abitudini di vario tipo diverse da quell’assurdo prototipo che esiste nella testa di coloro che emettono flatulenze intellettuali sul tipo di «Prima gli italiani», o i settentrionali, o altre sempre più piccole e comode parcellizzazioni.
Credo siano soprattutto due le strade da seguire, in special modo ora che i testimoni diretti sono quasi del tutto scomparsi e confondere la storia può apparire più semplice.
La prima via è quella di bandire e far bandire il sentimento di insensibilità, noncuranza, voglia di voltare il capo dall’altra parte davanti alle brutture che appaiono quotidianamente davanti ai nostri occhi. Non per nulla Liliana Segre ha voluto che fosse la terribile parola “INDIFFERENZA” a dominare, a caratteri enormi, il Binario 21, quello da cui partivano i treni piombati diretti verso i campi di sterminio, che è diventato il vero Memoriale della Shoah di Milano.
La seconda via è quella di ricordare che accanto ai diritti esistono anche i doveri che dai primi non sono separabili, perché soltanto da un loro equilibrio può nascere e poi continuare a esistere la convivenza civile che, al suo massimo grado, diventa democrazia. Nella nostra Costituzione, per esempio, l’articolo 21 recita: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi». È la legge, insomma, a essere chiamata ad armonizzare i diritti con quei doveri che sono stabiliti proprio per difendere i diritti; a difendere i principi di uguaglianza e di non discriminazione, anche attraverso la limitazione di alcune libertà, laddove il loro esercizio illimitato costituisca una minaccia per i diritti altrui e, quindi, per i valori democratici su cui lo Stato di diritto si fonda e per i cittadini che a quello Stato danno vita.
È questo lo strumento che può e deve spezzare quel circolo vizioso che, da possibile, purtroppo ci appare sempre più concreto. È questo, assieme alla diffusione della conoscenza e della cultura, il modo per agire attivamente in modo da prevenire il diffondersi dell’odio e dell’indifferenza, da annichilire vecchie e nuove forme di discriminazione.
Perché è questa la priorità di ogni sistema democratico. Altrimenti prende corpo l’ammonimento scritto da Primo Levi: «È accaduto una volta; dunque può ripetersi»

                                                                                          Max

martedì 7 gennaio 2020

ERA POST DEMOCRAZIE......

Siamo entrati nell'era delle post democrazie.
I flussi migratori incontrollati e inarrestabili, come lo sono sempre stati nella storia dell'umanità, stanno ridisegnando di nuovo la demografia europea, e non solo.
Nell'antica Roma imperiale, fatta eccezione per alcuni sparuti e isolati fautori della purezza della razza romana, non c'era nessun interesse a mantenere l'omogeneità etnica, perché la priorità era quella di rimpinguare le fila dell'esercito o di ripopolare regioni disabitate, e l'integrazione avveniva facilmente attraverso la carriera militare che consentiva anche l'estensione del prelievo fiscale.
Per molto tempo, ad onta anche di non poche corruzioni, la Roma imperiale riuscì a gestire l'immigrazione e l'integrazione.
Oggi non abbiamo eserciti che soffrono per la mancanza di soldati, né abbiamo lande desolate da ripopolare, ma abbiamo grandi organizzazioni criminali che gestiscono i flussi migratori senza competenza, senza progettualità, senza controllo dello Stato, ma avendo chiara la finalità dello sfruttamento umano con l'obiettivo del profitto.
Pochi e rari casi isolati di organizzazioni competenti, confermano che l'integrazione è possibile se pianificata, e i modelli di integrazione come Riace ne sono la materiale conferma.
Tuttavia ai Promotori della Purezza della Razza, in sintonia con i Fautori della Paura, serve la conflittualità che deriva dalla mancata integrazione, con il contorno di venti di guerra che spirano dai governi esportatori di democrazia.
Le nuove destre xenofobe non avrebbero di che nutrirsi se i flussi migratori fossero controllati.
Invece le destre avanzano, cavalcando nazionalismi e protezionismi, che se per un verso non offrono una idea di come potrà essere il futuro, per altro verso raccolgono consenso semplicemente rievocando il passato, che nella demenziale mitizzazione diventa finanche glorioso.
E così lo spazio della partecipazione democratica diventa secondario, la crisi della rappresentanza diventa già distacco tra elettori ed eletti, tra rappresentanti e rappresentati.
Il voto populista razzista diventa l'ultima occasione per un elettorato senza riferimenti, che non crede più alla democrazia e che accarezza l'idea dell'autoritarismo.
Trump è già l'emblema della post democrazia, un guerrafondaio demenziale privo di prospettive.
L'Europa, dal canto suo, sta dimostrando di cannibalizzare i propri principi fondanti per rifondarsi sulla loro negazione.
Siamo in bilico tra una conferma delle regole democratiche e un salto nel buio delle finte democrazie xenofobe e populiste che le destre europee propongono.
L'offerta politica istituzionale italiana è costituita soltanto dal variegato mondo delle destre, dal PD alla Lega, tralasciando il M5S ormai in fase di decomposizione.
È improrogabile la ricostruzione del tessuto sociale e il contrasto alle ingiustizie sociali, in chiave anticapitalista, anche attraverso la disobbedienza civile quale risposta obbligata di fronte alla progressiva criminalizzazione del legittimo dissenso.
Eclatante la detenzione di Nicoletta Dosio, storica attivista del movimento NoTav, ma anche coordinatrice nazionale di Potere al Popolo, e dunque esponente politica di un partito di opposizione.
Esponenti dell'opposizione vengono arrestati nella cattolica Italia come nell'islamica Turchia, confermando la retrocessione dei diritti rispetto alle stesse convenzioni europee sottoscritte da entrambe le nazioni.
Per rimanere sui binari della democrazia e respingere le spinte autoritarie non sarà sufficiente individuarle nelle trame corrotte delle destre parlamentari o nei movimenti anestetizzanti che incanalano verso la remissione.
Occorre uno scatto ulteriore, occorre impegnarsi senza delega, occorre avere consapevolezza delle proprie scelte, occorre non mentire a se stessi.




                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        Max