Una città non si misura dalla sua lunghezza e larghezza, ma dall'ampiezza della sua visione e dall'altezza dei suoi sogni ( Herb Caen)
Riprogettare una città, ridisegnarla, ridefinirne le priorità, la riconquista degli spazi, dei diritti. Ricostruire una comunità. Ricreare la rete, il tessuto delle relazioni che sostiene l’esistenza delle persone e costituisce l’anima della città stessa. È un lavoro duro, che parte da un desiderio e da un sogno, per arrivare a una visione in cui niente è avulso dal contesto: tutti gli elementi convergono in un solo obiettivo, salvare la città, ripopolarla.
“Tutta la città che vogliamo” è il nome della coalizione civica formata da tre elementi: “Tutta la città insieme”, “La città che vogliamo”, “Venezia, pace e lavoro”. Tre elementi che rappresentano le tre anime: la Democrazia, che si declina in equità sociale e in partecipazione; l’Ambiente, per svolgere la missione di custodire terra, laguna e i suoi abitanti umani e animali; il Lavoro, necessario alle persone e alla città, e che deve riguardare tutte le necessità della vita di quest’ultima. Sostanziale è il passaggio dal sogno alla sua realizzazione. La città è in grave agonia, e non serviranno cure leggere e medici indecisi, o addirittura pietosi. Serve una cura forte, rimedi precisi e ben studiati.
La definizione di obiettivi e metodi che riporteranno vita, lavoro, tutela dei diritti di tutti come priorità rispetto alla libertà di pochi di continuare a distruggere. Questa volontà deve essere chiara e precisa, pena la morte del paziente, lenta e dolorosa.
I programmi devono essere precisi, riguardare e rivitalizzare ogni diritto calpestato, ogni settore morente del tessuto socioeconomico che una volta era la città, ogni insulto al benessere dell’uomo, della natura e degli animali.
Questo si può realizzare passando dentro le maglie delle leggi, facendo il possibile per ottimizzare le risorse ai soli fini di tutela dei cittadini e della città.
Un Piano per restituire le case ai cittadini: non servono forse le case per abitarle, per dare un riparo? Perché qualcuno vuole convincerci che speculare sugli alloggi tanto da cacciare gli abitanti dalla città e sfrattarle l’anima sia legittimo.
Restituire tutto ciò che serve alla città, e per ridare dignità al lavoro: industria sostenibile, piccoli negozi che distribuiscano merci e relazioni, artigiani che tramandino i saperi, vera cultura che non sia business ma che arricchisca chi ne fruisce, servizi pubblici che rispondano ai diritti delle persone a spostarsi, a curarsi, a studiare. Perché qualcuno vuole convincerci che lavorare come schiavi per pochi euro, tanto pochi da non riuscire neppure a sopravvivere dignitosamente per sostenere una monocultura turistica che porta vantaggi a pochi e sofferenza a molti, sia normale.
E, anzi, che quel poco che rimane delle politiche sociali e degli stessi diritti, acquisiti in oltre un secolo di lotte e di cui i padroni, sempre più forti e potenti, hanno fatto stracci, siano una gentile concessione.
È una strada dura e faticosa, ma è l’unica possibile, pena la morte di Venezia.

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